Il 3 aprile 2026 è stata rilasciata AL MIO PAESE, quinta traccia dell’album Sacro di Serena Brancale. Il brano, che vede un featuring della cantautrice barese con le siciliane Levante e DELIA, è rapidamente divenuto un caso mediatico, spaccando in due l’opinione pubblica. Vi è chi, da un lato, si riconosce nell’immaginario folkloristico e nel sentimento di nostalgia che attraversano la canzone e chi, dall’altro, vi legge l’ennesima riduzione del Sud Italia a un luogo di vacanze, terra di sole e mare, elogio di un modello di vita lenta che maschera il disagio di un territorio tanto bello quanto ricco di problematicità.
L’album, pubblicato il 10 aprile 2026 da Isola degli Artisti, Atlantic Records Italy e Warner Music Italy, è stato annunciato contestualmente alla partecipazione di Brancale alla 76° edizione del Festival di Sanremo con il brano Qui con me – quarta traccia dell’album -, aggiudicandosi la nona posizione, nonché il Premio Tim e il Premio della Sala Stampa. Sacro si compone di sedici tracce, il cui ordine, come raccontato alla «Gazzetta del Mezzogiorno», «non è causale». L’album si apre con Maria, ricordo della madre scomparsa narrato sul ritmo della salsa, e si chiude con Bariamore, traccia scritta assieme alla sorella Nicole e registrata sul divano di casa. Quest’ultimo brano rappresenta una dedica al capoluogo pugliese, paragonata dalla cantautrice a «una piccola Napule è», in riferimento alla celebre canzone con cui il partenopeo Pino Daniele ha celebrato la propria città.
Appaiono, dunque, evidenti gli elementi famigliare e autobiografico che attraversano tutto l’album e che si riflettono anche nella scelta del titolo: «sacro perché celebro la mia famiglia, sacro come la mia terra». Brancale specifica che ad essere ‘sacre’ sono «le piccole cose»: «sacro è mio padre che viene a prendermi in stazione, l’odore di mandarino dalle mani di mia nonna». Sono sacri, inoltre, i «luoghi comuni che quando vivi fuori e torni a casa cerchi esattamente così come sono».
Ed è stato il riconoscimento di una nostalgia comune per i piccoli elementi della quotidianità e della tradizione, pur nella diversità delle rispettive regioni d’origine, a spingere alla collaborazione con Levante e DELIA: «Ci mancano le stesse cose del Sud come la donna per strada sventola le lenzuola o quando i genitori ti dicono di andare a salutare tutti i parenti perché “se non vai da loro si offendono”. È bello ritrovarmi in questa formula di folklore.»
Levante – al secolo Claudia Lagona –, d’altro canto, non è certamente nuova a questi temi. La cantautrice siciliana, originaria di Palagonia (CT), ha lasciato la Sicilia a 14 anni con la famiglia, a seguito della perdita del padre. L’isola e i luoghi dell’infanzia rimangono, però, un ricordo sempre presente all’interno della sua produzione. Si ricordi, ad esempio, il brano Lo stretto necessario, in collaborazione con la cantautrice Carmen Consoli, anch’essa di origini catanesi. Nel brano, all’elencazione dei ‘luoghi comuni’ e dei ricordi legati al paese natio, che caratterizzano il ritornello, si lega il rammarico, espresso nelle strofe, di aver imparato ad apprezzare tutto ciò solo attraverso la lontananza. È sotto attraverso le lenti di quest’ultima, infatti, che si può comprendere come quella semplicità e ordinarietà costituiscano, in fondo, proprio ciò che è necessario.
Le facciate mai finite,
le Madonne chiuse in una teca,
le tende spiegate […].
Le vacanze al lido Jolly,
le campagne in fiamme,
i primi baci,
gli atti di dolore,
i panni stesi ad asciugare al sole.
Nasce, tra il cemento, un fiore pieno di rabbia,
una parentesi di rarità.
Dolce come zàgara, la via del ritorno
di chi parte e resta sempre qua.
Perché ho dovuto perderti per ritrovare il bello di te?
Ma proverò a difendere lo stretto necessario che c’è.
DELIA (nome d’arte di Delia Buglisi), cantautrice di origine catanese, ha ottenuto grande riconoscimento con la partecipazione ad X Factor Italia 2025. Nel contest canoro ha attirato l’attenzione del giudice e rapper Jake La Furia, per poi arrivare al terzo posto in classifica. DELIA, oltre alle doti canore, ha dimostrato una notevole abilità nella riscrittura, personalizzando i brani proposti in gara con strofe in dialetto siciliano. Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata l’esibizione in occasione delle Last Call, in cui ha presentato un medley1 tra Habanera della Carmen di Georges Bizet e Carmen di Stromae (quest’ultimo brano già riadattamento del primo). Ha poi debuttato sul palco dell’Ariston in occasione del 76° Festival di Sanremo nella serata cover, duettando con Serena Brancale e Gregory Porter (cantautore statunitense presente nell’album Sacro nel featuring del brano SOLO UN’ORA, che vede anche la collaborazione del rapper italiano Sayf).
Ad alimentare la discussione attorno al brano AL MIO PAESE ha contribuito la scelta di DELIA, ospite al concerto del Primo Maggio, di sostituire la parola “partigiano” con “essere umano” nel riproporre il canto popolare Bella ciao. La cantante afferma di aver introdotto la modifica al solo scopo di sottolineare la disparità tra le parti che caratterizza i conflitti in Ucraina, Iran e a Gaza: «Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. “Essere umano” era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli»2. Tra il pubblico, però, c’è chi rimane scettico nei confronti di questa decisione, interpretando l’episodio come dimostrazione di – ricorrendo a una perifrasi di gucciniana memoria – «perbenismo interessato»3, che si rifletterebbe anche nel brano dell’album Sacro.
Tuttavia, collocando AL MIO PAESE all’interno del contesto autobiografico dell’album e della produzione delle cantautrici coinvolte, si evince chiaramente come il fine ultimo non sia da proiettare sul piano oggettivo della polemica, bensì su quello soggettivo della nostalgia e del ricordo; il brano si propone come espressione di un sentimento ben noto ai fuorisede, comune in chi è costretto a vivere il costante dualismo tra la nostalgia di casa e la necessità di allontanarsene.
L’intento non polemico si manifesta anche nella volontà di creare un pezzo estivo, leggero, che trasmette un’aria di festa a partire dalla capitalizzazione del titolo: «Il titolo in maiuscolo? Beh, per forza! AL MIO PAESE scritto in minuscolo non ha senso, doveva essere tutto maiuscolo.»
Intervistata da AGI in un podcast, Brancale specifica: «Volevo un brano che celebrasse tutte le persone come me, come Delia e Claudia, che hanno trovato un loro posto fuori dai luoghi di origine e sono tornate vincenti, vittoriose. Tutte noi siamo felici di raccontarci nella propria città, nelle proprie origini. […] E poi sì, è proprio la canzone dei fuorisede, quella in cui il ragazzo che è andato fuori per studiare o lavorare, o trovare l’amore della vita, torna a casa e si immerge nelle cose tradizionali.»
Chiarite le motivazioni che hanno portato alla genesi del brano, è possibile soffermarsi su una più precisa analisi del testo, scritto dalle tre cantautrici con Alessandro La Cava, Federica Abbate e Simone Capurro.
Mi sento una gitana per la strada,
le notti in metropolitana.
Mi manchi, ma domani torno a casa
e finalmente sto con te.
Nell’intro, Serena Brancale descrive lo spaesamento di chi si sente nomade in un contesto percepito come estraneo (in questo caso, quello della metropoli). Emerge il senso di lontananza dal luogo che viene identificato come ‘casa’ e a cui la voce narrante si rivolge direttamente, dandogli del “tu”.
Incominciano le ferie quando torno al mio paese.
Le Madonne nelle chiese, quando torno al mio paese.
Con le luci sempre accese, quando torno al mio paese.
Le signore sulle sedie, quando torno al mio paese.
Tra le piazze sempre piene, quando torno al mio paese.
Per l’amore e per la fede torni sempre al tuo paese,
torni sempre al tuo paese.
L’emigrante rientra a casa per le ferie estive e ha così inizio la ricerca dei ‘luoghi comuni’, espressa nel ritornello attraverso un lungo elenco che richiama quello già visto in Lo stretto necessario. Significativo è il riferimento alle Madonne, elemento comune ad entrambi i brani e, in generale, ricorrente nella narrazione della tradizione meridionale, proprio in quanto caro all’immaginario collettivo.
Il rimando alle «piazze sempre piene», che potrebbe essere interpretato a primo impatto come segno di una comunità viva e presente, nasconde un sentimento di sconforto: tanto chi vive lontano quanto chi rimane in paese sa di dover associare questa vitalità al rientro estivo, al ripopolamento temporaneo di un paese che, per la maggior parte dell’anno, è svuotato. Nell’intervista rilasciata a «Il Fatto Quotidiano», alla domanda su cosa rimanga nel Mezzogiorno, considerato l’elevato tasso di emigrazione, la risposta di Brancale è stata: «Senza troppo polemizzare o cercare sempre qualcosa che non va, penso che al Sud esistano delle belle realtà e che ognuno faccia il proprio meglio per migliorare. AL MIO PAESE per me è una celebrazione di tutto questo. Cioè, io sono una fuorisede e lo dico quanto mi manca il Sud».
Infine, sono «l’amore» e «la fede» che spingono al rientro annuale, laddove il binomio non è da intendersi come espressione di un sentimento religioso, quanto di quell’aura di sacralità – già nominata in relazione alla scelta del titolo – che avvolge affetti, ricordi e tradizioni.
Carusi ca iuacanu in mezzo alla strata, sotto i palazzi del centro.
Gente ca mangia, ca beve e ca chiange quando risente il suo accento.
La storia è uguale, in Sicilia e Calabria, da Bari fino a Sorrento.
Giri le case di tutti i parenti, perché “se non vieni, mi offendo!”.
La prima strofa, che vede duettare le voci di DELIA e Serena Brancale, è contraddistinta dalla presenza del dialetto, elemento a cui la cantautrice barese ha dato rilievo notevole all’interno dell’album. Si sottolinea, così, anche l’importanza dell’elemento linguistico, che contribuisce a costruire un sentimento di appartenenza.
Viene ripreso, inoltre, il luogo comune del ‘giro di visite ai parenti’, stereotipo ricorrentemente preso di mira nelle rappresentazioni parodiche del Meridione. Ne è un esempio uno dei cavalli di battaglia della comica e attrice siciliana Maria Teresa Mannino, il monologo sui parenti palermitani4, di cui si riporta un estratto.
«Poi il bello è che io, ogni volta che arrivo […] a casa mia a Palermo, dico: “Mamma, me ne vado a mare, che mi devo togliere proprio l’umidità dalle ossa, che sono stata a Milano […]”. “A mare?! Ma che sei, pazza? Prima devi andare a fare visita a tutti i parenti!“. E comincia ‘sta processione…».
Caru’, tuttu u munnu è paisi, ma il mio resta sempre qui al Sud.
Guaju’, quando scendi, vuoi restare giù.
Mariarita che stende
le lenzuola che volano bianche sulle bancarelle.
Qui non andiamo di fretta.
La prospettiva intrinsecamente negativa del proverbio per cui ‘tutto il mondo è paese’ – solitamente utilizzato per indicare che i comportamenti umani rimangono sempre gli stessi in qualunque parte del mondo – viene ribaltata in chiave positiva, Specificare che il ‘proprio paese’ rimanga comunque sempre al Sud identifica, al di là dell’universalità dell’esperienza umana, un punto di riferimento emotivo del tutto soggettivo, avvalorato dall’aggettivo possessivo «mio».
Si nota, inoltre, la ripresa dell’elemento delle lenzuola stese ad asciugare, già presente anche in Lo stretto necessario.
Il ritorno temporaneo al Sud – l’essere ‘scesi giù’ – si traduce nel desiderio di non ripartire, di non lasciare il luogo dove ‘non si va di fretta’. Se a una prima lettura si potrebbe cogliere l’ennesimo rimando al mito della vita lenta, occorre tuttavia ricordare che il punto di vista corrisponde a quello del fuorisede, che osserva la discrepanza in relazione ai ritmi frenetici della metropoli (citata nell’intro).
Sciuri, sciuri.
La vita che scorre tra le luminarie, mi accendo.
Rosalia mi aspetta al balcone, mi bacia con gli occhi, ridendo.
Santi patroni e devoti, fuochi nel cielo e sui volti.
La seconda strofa, cantata da Levante e Brancale, si apre riprendendo l’inizio di Ciuri, ciuri, celebre canto popolare siciliano. Le «luminarie», i «santi patroni» e i fuochi d’artificio, uniti alle «bancarelle» della strofa precedente e alle «Madonne nelle chiese» del ritornello, contribuiscono a ricreare l’ambientazione tipica delle sagre di paese nel periodo estivo.
La Rosalia in attesa sul balcone è, secondo le parole di Brancale, un riferimento alla nonna di Levante: «Poi c’è […] Claudia che racconta di sua nonna che la guarda con gli occhi che ridono».
L’aria è di zucchero, tutti respirano,
stiamo qui ore e ore.
Danza l’estate sulla nostalgia,
non vorrei andare più via.
L’«aria di zucchero», oltre a richiamare l’immagine olfattiva dei dolci da sagra, assume anche un valore metaforico, in riferimento all’aria di casa che consente di tornare a respirare. Si riprende, poi, lo stesso elemento di chiusura della strofa precedente, ossia la «nostalgia» che spingerebbe a restare a casa, pur conservando la consapevolezza che, terminata l’estate, si finirà per ‘tornare su’.
Leggendo i commenti lasciati sui social o sotto al video ufficiale, non è raro trovare confronti con Vieni a ballare in Puglia di Caparezza, uscita nel 2008. È curioso, a tal proposito, osservare come al brano del rapper pugliese sia toccato il destino opposto. Quello di Caparezza è un brano che nasce con un intento critico, ma è finito col diventare un tormentone: concentrandosi esclusivamente sul sound folkloristico, il pubblico ha perso di vista il pesante impianto polemico del testo. È un aspetto di cui si è lamentato lo stesso autore in una intervista rilasciata a «Fanpage» nel 20155, in occasione del Museica tour:
«Lo dico, quando mettono Vieni a ballare in Puglia ai matrimoni mi arriva una coltellata sulle spalle. Ma non perché non voglia che la gente si diverta su quel pezzo, ma perché sono sicuro che in quel momento non gliene frega niente a nessuno di quella canzone. È lì perché capiscono “vieni a ballare in Puglia”, ma quel ‘ballare’ significa ‘morire’».
Paragonare i due brani solo perché entrambi si configurano come hit estive risulta estremamente riduttivo e problematico. Vieni a ballare in Puglia, infatti, diviene hit ‘controvoglia’, poiché non pienamente compresa; AL MIO PAESE, invece, nasce esplicitamente con l’intento di ‘far ballare’ e di affermarsi come brano estivo, mantenendo una coerenza con tale proposito anche nell’apparente leggerezza del testo. Bisogna, inoltre, osservare che l’interlocutore a cui si rivolge la voce di Caparezza non è l’emigrante o la sua terra, ma il turista: la critica è rivolta, in particolare, ai processi di turistificazione di massa, come emerge chiaramente nell’outro del brano.
Turista, tu resta coi sandali e non fare scandali se siamo ingrati
e ci siamo dimenticati d’essere figli di emigrati.
Mortificati, non ti rovineremo la gita.
Su! Passa dalla Puglia, passa a miglior vita!
[…]
Silenzio, silenzio in aula! Il signor Rezza Capa è accusato di vilipendio al turismo di massa e di infamia verso il fronte.
In conclusione, i temi affrontanti nel brano AL MIO PAESE risultano coerenti sia con il proposito con cui nasce la collaborazione tra Serena Brancale, Levante e DELIA, sia con il progetto artistico complessivo di Sacro. Le critiche rivolte al brano nascono principalmente dall’attribuzione di significati che il testo non intende veicolare: esso non si propone, infatti, come rappresentazione esaustiva del Sud Italia, né come riflessione sulle sue contraddizioni. Non per questo il pezzo merita di essere svalutato, soprattutto in vista del successo riscontrato presso il pubblico, che, dunque, vi trova un mezzo di identificazione.
In una prospettiva più ampia, si può affermare che pretendere di incentrare il tema dell’essere fuorisede esclusivamente sull’analisi critica degli aspetti negativi del territorio d’origine implichi la negazione della complessità dello spettro di sentimenti di chi si trova ad allontanarsi dal “suo paese”. Anche quell’insieme di nostalgia e spensieratezza che contraddistingue il rientro a casa per le ferie – perfettamente descritto in AL MIO PAESE – merita un proprio spazio nella complessa narrazione del ‘sentimento fuorisede’.
Fonti:
Bianca Chiriatti, Famiglia, radici, identità: il «Sacro» Sud di Serena Brancale, «La Gazzetta del Mezzogiorno», https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/-gazzettamusic/1955798/famiglia-radici-identita-il-sacro-sud-di-serena-brancale.html, data di ultima consultazione: 13/06/2026.
Andrea Conti, “Sono andata via dalla Puglia per coronare il mio sogno. Senza polemiche o lamentele, ma al Sud ci sono tante cose positive e ognuno fa il massimo per migliorare”: parla Serena Brancale, «FQ Magazine», https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/10/sono-andata-via-dalla-puglia-per-coronare-il-mio-sogno-senza-polemiche-o-lamentele-ma-al-sud-ci-sono-tante-cose-positive-e-ognuno-fa-il-massimo-per-migliorare-parla-serena-brancale/8351361/, data di ultima consultazione: 13/06/2026.
Letizia D’Agata, La sfida di Serena Brancale: “Vi racconto il mio Sacro e vi farò ballare”, «AGI», https://www.agi.it/spettacolo/news/2026-04-10/brancale-podcast-agi-sacro-36522017/, data di ultima consultazione: 13/06/2026.
Claudia Fascia, Nuovo album di Serena Brancale, “Sacro, come la mia famiglia e la mia terra”, «ANSA.it», https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/musica/2026/04/10/nuovo-album-di-serena-brancale-sacro-come-la-mia-famiglia-e-la-mia-terra_3bc26e99-7894-4e00-b3c1-1fa4c7dbd0da.html, data di ultima consultazione: 13/06/2026.
Elvira Serra, Levante: «Non mi sposerò mai più. Pietro Palumbo è il genitore più attento per nostra figlia Alma Futura», «Corriere della Sera», https://www.corriere.it/cronache/23_marzo_16/levante-intervista-ac86fca2-c366-11ed-af09-a18a8fb0afbe.shtml, data di ultima consultazione: 13/06/2026.
Note:
- link al video dell’esibizione: https://www.youtube.com/watch?v=AutYfDw0YHw&t=161s ↩︎
- link al post sul profilo Instagram di DELIA: https://www.instagram.com/reel/DX1gCx5oD4u/?utm_source=ig_embed ↩︎
- Citazione al brano Dio è morto (1965) di Francesco Guccini, ↩︎
- link al video dell’esibizione: https://www.youtube.com/watch?v=hsZH5GhDd6I ↩︎
- link al video dell’intervista integrale: https://www.youtube.com/watch?v=J29ds6g3B40 ↩︎





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