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Lasciarsi. Ovvero sulla pochezza del vocabolario italiano

di Cassandra


“Ci siamo lasciate”. Lo so a che cosa state pensando: si tratterà di due ragazze la cui storia d’amore è finita. Invece no. Siamo due amiche che, con il tempo (con il tempo? Da quando il tempo allontana le persone?), si sono allontanate, si sono dimenticate, sono diventate estranee e, oggi, non si riescono più a definire tali.

Siamo nella nostra caffetteria preferita, dove da ottobre fino a marzo prendiamo la cioccolata, rigorosamente con la panna. Ma non è solo una caffetteria: è uno spazio nostro, in cui ci siamo scambiate ogni genere di confidenza, ansia, desiderio, paura, gioia. Oggi, invece, abbiamo solo riportato il bollettino dell’ARPAV.

Sto pagando per entrambe, come ultimo regalo per lei. Mi chiedo: perché la lingua italiana non ha un verbo per indicare quando due persone che si reputavano amiche non lo sono più? Esiste, invece, una voce per indicare la fine di una relazione amorosa, tendenzialmente romantica. Perché? La solitudine, l’amaro in bocca, la gelosia per qualche altra persona sono emozioni che sto provando anche ora. Forse la società non accetta che possa essere traumatica anche la fine di un’amicizia? Forse siamo legittimati a voler piangere solo per una qualche ‘dolce metà’, di solito poco dolce e soprattutto inferiore all’un mezzo? Non so rispondere, ma, mentre bado a non scivolare su quel gradino di cui fatico a ricordare l’esistenza, penso che la lingua italiana abbia bisogno di un verbo nuovo. Ha bisogno di un’espressione per dire che, sì, è possibile che due persone che hanno condiviso così tanti momenti, ora non abbiano più alcuna cioccolata da offrirsi. 

Io direi che, forse, ci siamo slegate

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