L’attesa, con la neve sugli zigomi

di Andrea Fasolo

Poesia ispirata alla vicenda conclusiva di Delitto e castigo.

22 settembre 2025

Siberia. La durezza della pena
non assedia la mente di Raskol’nikov,
che con gli attrezzi in mano
abbandonandosi
all’opportunità di amare
si prepara a sette anni
di immaginazione
e di riscatto dell’anima.

E l’hai capito tu stesso, di fronte
ad una scure perduta nel vuoto
di questa tundra infame, Rodion Romanyč,
mentre in un’alba di fuoco t’è caro
il suo volto oltre il vetro degli uffici
logorati dai demoni
che ti portavi appresso
in un abisso infetto di coscienza…

Rimembri ancora l’ebbrezza di allora,
i tuoi silenzi intrisi di menzogna,
l’audace convinzione d’esser nato
contrario all’ordinario
che ha plasmato il presente?

Forse, non più. O non ha importanza alcuna.
Non ora. Il braccio impetra alla bufera
ad ogni ora.
E negli abiti dismessi
celi il dolore di una croce al collo,
come il tuo fato incerto.

E resisti, umilmente,
vivendo di passione,
sperso fra le betulle attorcigliate
al desiderio di vederla ancora
nei gelidi vapori della luna,
avvolta in quel suo scialle verde.

Chissà come s’appressa il tuo domani,
sublime Rodion Romanyč,
se nel presente vi è
l’attesa, con la neve sugli zigomi…

In copetina: Siberia.

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