
Nato dal desiderio di diffondere e proteggere l’eredità letteraria del Sommo Poeta, Incontrando Dante è uno dei progetti studenteschi più longevi del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova. Oggi, Davide ed Elia ci racconteranno la propria esperienza e il valore di questa iniziativa.
Come e quando nasce e si sviluppa l’idea di un gruppo studentesco incentrato esclusivamente attorno alla figura di Dante?
Incontrando Dante è attivo da ormai tredici anni e il prossimo ciclo di seminari segnerà la XIII edizione del progetto. Oggi conta una decina di membri attivi.
L’iniziativa è nata come esperienza puramente studentesca. Un gruppo di studenti, resosi conto di non aver avuto molte occasioni di contatto diretto con la produzione dantesca (vista anche la scarsità, all’epoca, di insegnamenti dedicati specificatamente a Dante), decise di organizzare incontri informali di lettura. Erano momenti semplici, spontanei, privi di strutture organizzative complesse o di tutela istituzionale. Era un insieme di incontri pensati semplicemente per leggere canti della Divina Commedia.
Col tempo, l’università ha riconosciuto il valore di questa iniziativa e il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (DiSLL) ha concesso il suo patrocinio e ha designato un professore referente, il professor Torchio1. Da semplici letture tra studenti, gli incontri si sono evoluti in veri e propri seminari, coinvolgendo dantisti e docenti anche al di fuori del nostro Ateneo.
Nel corso degli anni, il progetto ha assunto una struttura definita, istituendo dei cicli a tema unico: per citarne alcuni, Dante e il Novecento, Dante irrisolto… Il gruppo si è di anno in anno rinnovato, accogliendo nuovi membri e, con essi, nuove prospettive; ciò ha permesso di variare i temi delle edizioni anche a seconda delle sensibilità coinvolte. D’altro canto, una delle caratteristiche più belle di Incontrando Dante è proprio la capacità di riunire personalità diverse.
Negli ultimi anni, mossi dalla voglia di mettere in prima linea noi membri del gruppo, abbiamo ideato, anche dietro consiglio del professor Torchio, la formula dei dialogati: sono incontri in cui i membri del collettivo entrano in dialogo con un docente su un saggio, un manuale o una edizione critica sulla produzione dantesca, esplorando insieme i contenuti.
Quale messaggio, a vostro avviso, continua a trasmettere oggi la produzione dantesca alle nuove generazioni?
Dante rappresenta uno dei più grandi intellettuali della tradizione italiana, nonché della letteratura mondiale. È stato non solo un eccellente poeta e scrittore, ma anche un uomo capace di trasformare le difficoltà della sua vita personale in meraviglia. La sua grandezza sta anche nella complessità delle sue sfaccettature: pensatore acuto, alacre politico, ma al tempo stesso figura capace di grande ironia, di guardare a se stesso e al mondo con sarcasmo.
Come ogni grande classico, Dante ha ancora molto da insegnarci. Nel suo capolavoro, la Commedia, Dante ci parla di temi eterni, che continuano a risuonare nell’esperienza contemporanea. Lo smarrimento nella <<selva oscura>>, ad esempio, può essere letto come metafora della crisi dell’uomo moderno, che vive momenti di incertezza e paura di fronte alle situazioni politiche, economiche e sociali del nostro tempo.
La Commedia ci racconta, poi, anche di vizi, virtù e amore eterno – quell’amore, centrale nella vita delle persone, che diviene forza motrice dell’esistenza e spinta evolutiva. Persino le condanne di Dante, come quella rivolta agli ignavi, possono essere lette in chiave attualizzante: è un invito a non restare indifferenti, a partecipare alla vita civile e politica, a informarsi e agire con consapevolezza.
Dante, poi, oggi continua a vivere, non solo nei libri. È intriso nella nostra cultura, nella nostra lingua, nell’essere italiani. Le sue opere sono andate incontro a una forte transcodificazione artistica, dai fumetti ai videogames, dai musical alle interpretazioni pubbliche. Lo ritroviamo persino nei nomi delle piazze, nei graffiti e murales delle nostre città. Dante è, in un certo senso, sempre intorno a noi e conoscerlo con consapevolezza significa imparare ad ascoltare la sua voce anche a secoli di distanza.
Come vi siete avvicinati a questo progetto? Da quali corsi di Laurea arrivate?
Davide: Io frequento il corso di laurea triennale in Lettere moderne e mi sono inizialmente avvicinato a Incontrando Dante come a un qualunque seminario accademico. Conoscevo già il progetto e avevo seguito alcuni incontri a distanza (erano gli anni della pandemia da Covid-19), trovandoli particolarmente stimolanti. Quando è uscita la chiamata per nuovi membri, ho deciso di partecipare. Credo sia stato quello il momento di vero avvicinamento, nella decisione personale, nata da un forte interesse, di prendere parte al gruppo.
Elia: Io, invece, provengo da un percorso di studi di stampo storico. Ho conseguito la laurea triennale in Storia e, attualmente, frequento il primo anno della magistrale in Scienze Storiche. Mi sono avvicinato a Incontrando Dante circa due anni fa e il primo approccio è stato quasi casuale: alcune locandine affisse nelle sedi dell’università hanno attirato la mia attenzione e mi hanno invogliato a partecipare. Volevo conoscere meglio la figura di Dante e le sue opere, non avendo avuto modo di approfondire davvero la sua figura nel mio percorso scolastico. L’iniziativa mi è sembrata un’ottima opportunità per colmare questa lacuna, e così è stato, ed è tuttora.
In che modo il vostro coinvolgimento nel progetto ha arricchito la vostra esperienza universitaria?
Davide: Entrare a far parte del gruppo nasce prima di tutto da una curiosità personale, dal desiderio di mettersi in gioco. Oltre all’interesse per Dante, ciò che mi ha colpito maggiormente è stata l’idea di collaborare con i colleghi per creare qualcosa destinato ad altri studenti.
In fondo, la mia partecipazione ad Incontrando Dante ha origine proprio dal desiderio di vivere l’università in modo diverso: non solo come studente che segue corsi e dà esami, ma come parte attiva di una comunità che dal confronto costruisce un dialogo culturale.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, Incontrando Dante mi ha offerto un vero e proprio ingresso nel mondo accademico. Partecipare agli incontri consente di imparare a relazionarsi con i docenti, gestire una presentazione e superare l’ansia correlata. Parlare in pubblico non è facile come si pensa, ma è un’abilità che si può acquisire con la pratica, e Incontrando Dante è un buon banco di prova. Per citare uno dei nostri docenti, l’università ha come obiettivo quello di farci passare da studenti a studiosi, e Incontrando Dante mi sta aiutando molto in questo processo.
Elia: Ho deciso di entrare a far parte di Incontrando Dante per colmare una lacuna culturale, ma è un’esperienza che mi ha dato e continua a darmi molto più di questo.
Durante i primi due anni di università, seguendo molti corsi in modalità duale, non ero riuscito a fare molte conoscenze con i miei colleghi. Incontrando Dante è stato, allora, un modo per entrare in contatto con nuovi studenti e, al tempo stesso, superare la mia grande timidezza. Grazie al progetto, ho avuto la possibilità di confrontarmi vis-à-vis con i docenti e di intervenire davanti a un pubblico.
Per me, questa esperienza ha avuto una duplice utilità: da un lato mi ha permesso di scoprire e approfondire un autore che conoscevo poco; dall’altro, mi ha aiutato a sviluppare quelle competenze relazionali e comunicative che l’università, spesso, non insegna direttamente.
Ritenete che la vostra missione, come collettivo, sia diffondere, approfondire o, piuttosto, suscitare un dibattito attorno alla figura di Dante?
Crediamo che i tre aspetti siano inevitabilmente interconnessi. Diffondere conoscenze, approfondirle e stimolare il dibattito fanno parte di un unico processo, che è quello tipico dello studio e della ricerca. Non consideriamo il dibattito come fine a se stesso, ma come conseguenza naturale del dialogo e dello scambio di idee: fa parte del gioco accademico, corrisponde un po’ al ruolo dell’intellettuale, dello studioso.
L’intento di suscitare un dibattito costruttivo è presente, anche se non sempre si realizza pienamente. Crediamo sia un problema presente non solo nei nostri seminari, ma dell’ambiente universitario degli ultimi anni in generale. È diffuso un certo timore per cui ci si chiede fin dove ci si possa spingere con le domande o quali siano i limiti del dialogo con il docente. Durante i nostri incontri, ad esempio, prevediamo sempre uno spazio di circa trenta minuti dedicato alle domande, che non sempre viene sfruttato appieno.
Nonostante ciò, il nostro obiettivo principale rimane comunque quello di tenere viva la discussione attorno alla figura del Sommo, in uno spazio di riflessione aperto a tutti.
Quali criteri guidano la selezione degli ospiti e dei temi proposti nei vostri seminari?
La scelta degli ospiti e dei temi nasce spesso dalle nostre stesse domande. Ci chiediamo quali temi vorremmo approfondire, quali aspetti delle opere dantesche ci incuriosiscono di più, e da lì inizia la ricerca. Così, individuiamo studiosi che si sono occupati proprio di quelle tematiche e li invitiamo a partecipare. A volte, invece, è il processo contrario: capita di leggere un saggio o un manuale particolarmente interessante, che ci spinge a contattare l’autore.
Durante il ciclo di seminari, inoltre, non mancano i suggerimenti da parte degli stessi docenti invitati o dai professori di Ateneo.
Il professor Torchio, nostro responsabile, svolge un prezioso ruolo di supporto, fungendo, di fatto, da “comitato scientifico” e aiutandoci nella definizione dei percorsi.
Spesso può capitare di richiamare ospiti da cicli precedenti. Talvolta, un accenno o un commento particolarmente interessante nel corso di un intervento pregresso può aprire nuove prospettive da approfondire l’anno successivo.
Qual è, secondo voi, la cifra distintiva della vostra iniziativa?
Sicuramente ci collochiamo all’interno di un dipartimento culturalmente molto vivace, e siamo felici di far parte della varietà di iniziative culturali. Negli ultimi anni stanno nascendo diversi progetti promossi dagli studenti, e ci fa piacere sapere che Incontrando Dante sia stato tra i primi a proporre questo tipo di struttura, aprendo la strada a nuove esperienze create dagli studenti per gli studenti.
I nostri seminari si distinguono sicuramente per la qualità offerta, resa possibile anche grazie ai fondi messi a disposizione dal dipartimento e alla collaborazione con studiosi di grande esperienza. Da parte nostra, cerchiamo sempre di affrontare l’organizzazione del ciclo di seminari con la massima serietà e professionalità, imparando a gestire e moderare gli incontri in maniera efficace.
Inoltre, i nostri seminari permettono di unire l’utile al dilettevole, contribuendo all’acquisizione, per gli studenti del corso di laurea triennale in Lettere, dei 3 CFU per “Attività, stage e seminari”. Ci piacerebbe, in futuro, che questa possibilità venisse estesa anche ad altri corsi di laurea, proprio in virtù dell’interdisciplinarietà che ci contraddistingue.
In quale misura l’esperienza di organizzatori può costituire per gli studenti un arricchimento, tanto sul piano accademico quanto su quello personale?
Ogni incontro ci lascia qualcosa di diverso. Anche le nostre riunioni interne creano momenti molti belli, fatti di condivisione di idee, confronto e nuovi spunti.
Per ciascun membro del gruppo, poi, ogni dialogato rappresente un’esperienza speciale: un’occasione per mettersi alla prova davanti a un pubblico, formulare domande, esprimere dubbi e curiosità. È un esercizio di apertura e crescita, sia sul piano accademico che umano.
C’è, poi, la parte più conviviale, quella che segue gli incontri, quando si ha modo di dialogare informalmente con gli ospiti.
Incontrando Dante, poi, è anche questo: un gruppo di colleghi che sono, prima di tutto, amici. Alcuni di noi, tra l’altro, si conoscevano già prima di entrare nel collettivo, mentre altri si sono avvicinati proprio grazie a questa esperienza.
Poi, a seconda del ruolo che si ricopre, si possono affinare capacità e abilità diverse.
Abbiamo tre referenti, che curano i rapporti con l’università tramite la mediazione del professor Torchio. A loro spetta la maggiore responsabilità organizzativa: gestire i contatti con i docenti, coordinare il calendario dei dodici incontri, prenotare gli spazi necessari e occuparsi della logistica, gestire i fondi e tener conto delle uscite. È un ruolo che richiede capacità di organizzazione e grande attenzione.
Tra i membri, poi, ci sono ruoli fissi più specifici, come il responsabile grafico, che si occupa delle locandine e dei canali social, o chi segue le comunicazioni via e-mail con ospiti e partecipanti.
Le restanti mansioni vengono distribuite tra i membri, così che tutti possano contribuire. Tendiamo a far sì che ogni incontro venga introdotto e moderato, a rotazione, da ciascun membro, che si tratti di un dialogato o di una lezione frontale.
Quali attitudini o inclinazioni dovrebbe possedere uno studente o una studentessa che desideri unirsi a voi?
Non c’è nessuna richiesta o selezione in entrata!
Gli unici requisiti sono l’interesse per Dante e la voglia di mettersi in gioco. Non è necessario essere esperti o avere conoscenze pregresse: ciò che conta davvero è la curiosità, il desiderio di partecipare attivamente alla vita del gruppo.
È importante anche la disponibilità a confrontarsi e collaborare con gli altri, accettando di lavorare assieme per un obiettivo comune.
Che cosa può attendersi un nuovo spettatore che assista per la prima volta a un vostro seminario?
Ci auguriamo che chi partecipa a un nostro seminario ne esca in qualche modo incuriosito, stimolato. Spesso, più che con risposte definitive, si torna a casa con nuove domande, e questo è, per noi, l’aspetto più interessante. Speriamo sempre di instillare quella scintilla di curiosità che spinga a ricercare risposte personali, a studiare autonomamente e a scoprire i propri interessi.
Chi assiste per la prima volta a un nostro seminario troverà un ambiente dinamico e aperto, in cui il docente o la docente porta delle riflessioni originali, frutto del proprio percorso di ricerca. I loro interventi portano, quindi, quel tocco di originalità che difficilmente si può trovare in un manuale tradizionale.
Altri elementi caratterizzanti dei nostri incontri sono la prospettiva interdisciplinare, a noi molto cara, e i collegamenti con la realtà che ci circonda. Nei nostri cicli di seminari ci impegniamo per tracciare un quadro generale come risultato di diverse prospettive: filologica, linguistica, artistica, letteraria, etc…
Infine, gli incontri sono anche un’opportunità di dialogo tra pubblico, moderatori e docenti.
Quali traguardi vi ponete di raggiungere nei prossimi mesi? Potete anticiparci qualche tema o ospite già in programma per il corrente anno accademico?
Tra i nostri progetti a medio-termine spicca un incontro particolare, con un’impostazione leggermente diversa dal solito, sul rapporto tra Dante e Manzoni. Si terrà il 7 novembre – data in cui iniziano I promessi sposi secondo la finzione narrativa – e sarà interamente moderato e condotto da noi studenti. Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a rimanere aggiornati tramite i nostri canali social2.
Allo stesso tempo, continueremo a proporre delle lezioni improntate su un approccio filologico, sempre molto apprezzate. Tra le novità, invece, intendiamo approfondire il rapporto tra Dante e la letteratura estera, esplorando la ricezione al di fuori dello nostro Paese.
Come immaginate lo sviluppo e l’evoluzione del vostro progetto negli anni a venire?
Ci auguriamo, innanzitutto, che questa iniziativa continui a esistere e crescere nel tempo, mantenendo il suo modus operandi. Vorremmo restasse capace di rispondere alle domande del nostro tempo, ai sogni e alle istanze del pubblico di studenti che ci segue.
Desideriamo, inoltre, mantenere questa apertura nei confronti della multidisciplinarietà, nata non come scelta “presa a tavolino”, ma come espressione spontanea dei diversi interessi dei propri membri. È questa spontaneità la grande forza del nostro progetto. Ci piace pensare a Incontrando Dante come a un collettivo pluriprospettico, capace di coadiuvare rigore scientifico e relatori di grande valore.
Speriamo, inoltre, di poter sempre contare sul supporto dell’università e della comunità che la abita, potendo usufruire degli spazi e delle risorse del nostro Ateneo. Noi rinneghiamo l’idea di una università statica, rinchiusa dentro le proprie aule. Crediamo, invece, in una università viva e partecipata, capace di aprirsi al pubblico, magari anche esterno alla comunità studentesca, rendendo l’Ateneo un luogo di diffusione culturale per tutto il territorio.
Infine, ci auguriamo che il gruppo mantenga la propria eterogeneità, accogliendo membri da diversi corsi di studio. Dopo tredici anni di attività, sarebbe davvero un peccato perdere una tradizione così significativa.
Quale messaggio vorreste lasciare agli studenti che ci seguono?
È importante e significativo vivere l’università appieno, partecipando alle comunità che vengono a crearsi e ponendosi l’intento di maturare come persone. L’università è certamente un luogo di formazione, ma sarebbe riduttivo concepire l’esperienza solamente in questi termini. Ricercate sempre l’arricchimento personale, oltre quello accademico.
Non abbiate paura di provarci, di assumervi un impegno: sono esperienze che lasciano un ricordo per tutta la vita.
<<Considerate la vostra semenza:
Inferno XXVI
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza>>
Note:
- Emilio Torchio, a seguito del Dottorato di ricerca in Italianistica conseguito presso l’Università degli Studi di Padova (2004), ha svolto la propria attività didattica tra gli atenei di Padova e Trento. Ad oggi è professore associato presso l’Università di Padova e responsabile per gli insegnamenti di Filologia e critica dantesca e Filologia della letteratura italiana moderna. ↩︎
- https://www.instagram.com/incontrandodante/?hl=it ↩︎





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