
Vecchi, bambini, donne incinte tra i fumi e le grida di una affollatissima Calcutta, dove le case di ricchi medici – dotati persino di telefoni! – si affacciano su senzatetto feriti, quando non moribondi. Risuona, tra questi suoni indistinti, una sola parola: “Mother!”. È questo il modo con cui una suora è riconosciuta per le vie della città indiana, sempre pronta a portare una mollica di pane ai più piccoli, un aiuto a una partoriente, una benda a un uomo ferito. Si tratta di Madre Teresa di Calcutta.
Il film Mother- La madre degli ultimi, presentato nella sezione Orizzonti all’82esima Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, si propone di problematizzare una figura mistica, intoccabile, santa, mostrando i lati chiaroscurali e gli aspetti meno noti di una donna, prima di tutto.
Si tratta di un lungometraggio scritto da tre figure femminili, Goce Smilevski, Teona Strugar Mitevska, Elma Tataragić e diretto dalla seconda, di origine macedone, come la protagonista della vicenda. Ambientato a Calcutta nel 1948, il film ripercorre una settimana della vita di Madre Teresa, allora superiora del convento delle suore di Loreto: sono i giorni prima dell’arrivo della lettera dalla Città del Vaticano che le comunica, dopo anni, il nulla osta pontificio per la fondazione dell’ordine distaccato delle Missionarie della Carità.
Le sue azioni di bontà e misericordia, nonché di vicinanza completa agli ultimi, sono note: l’opera si apre con una donna cui si sono rotte le acque, che la suora tenta di aiutare a partorire. Viene così preannunciato il tema caldo del film: la maternità. Si sa che ad oggi si tratta di una materia oggetto di dibattito, già da quando il ruolo della donna come madre, nel secolo scorso, è stato decostruito in favore di una libertà di scelta che sta alla singola persona. La regista, però, fa un salto in più: si chiede come una suora possa vivere l’idea di maternità.
Madre Teresa di Calcutta, infatti, si scontra improvvisamente con il desiderio, forse finora represso, di essere madre. Se da un lato tutti la apostrofano come tale, dall’altro il personaggio attraversa una crisi in relazione al suo ruolo affettivo nei confronti degli altri.
In un primo momento, dopo la scena d’apertura, Madre Teresa di Calcutta si presenta da Padre Friedrich, suo confessore, lamentandosi del fatto di aver perso un altro bambino. Si capisce quindi che il parto non è andato a buon fine, e non è la prima volta.
Non sarà nemmeno l’ultima: il suo braccio destro, Suor Agnieszka, è incinta. Madre Teresa vive la notizia come un trauma: si dimostra estremamente severa nei confronti della sorella, comportandosi in un modo che lei stessa definisce “crudele”. È decisa, infatti, a cacciare Suor Agnieszka nel momento così delicato della gravidanza, senza parenti o un posto dove andare.
Eppure, Suor Agnieszka le ricorda che in questo momento è lei stessa, con il suo bambino, ad essere una degli ultimi: le chiede, pertanto, di aiutarla ad abortire. Alla domanda, Madre Teresa le rivolge uno sguardo inorridito – come normale per una persona di chiesa. Nonostante ciò, si precipita dall’unica persona con cui riesce ad aprirsi, padre Friedrich: in confessionale, gli chiede se a sua detta l’aborto sia un peccato. Questi spiega che secondo lui l’aborto è di certo un peccato se una donna viene obbligata ad essere privata del suo piccolo, “ma solo Dio sa se l’aborto è un peccato”. Una dichiarazione molto forte – verosimile da parte di un prete? – che pone, a suo modo, al centro della scelta della donna: è questa a dover decidere sulla sorte del suo corpo e di suo figlio, mentre eventuali conti con entità sovrumane non possono essere stabilite nemmeno da un prete.
Allora, l’intransigenza con cui la protagonista tratta la sorella sembra indice di qualcosa di più profondo che di un principio religioso: è quasi come se la donna percepisse la trasgressione di Suor Agnieszka come qualcosa da recriminare proprio perché lei stessa in prima persona sente di poter cedere alla carne. Il dramma, pertanto, è incentrato sull’interiorità di Madre Teresa.
La scissione dell’io è tale che la donna sente la necessità di porre una domanda a padre Friedrich: egli ha mai sentito il desiderio di diventare padre biologicamente, come lei sta sperimentando ora? Il suo dubbio si presenta proprio all’indomani della lettera del Pontefice in cui le viene concesso di fondare un suo ordine: si chiede, infatti, se invece la sua vocazione non sia “ partorire un bambino che sia sangue del mio sangue”. Allora, persino una religiosa come la protagonista può mettere tutto in discussione: la sua vocazione nell’aiutare il prossimo è realmente ciò che Dio le chiede? Oppure si tratta di una volontà megalomane dovuta alla sua vanità e al suo orgoglio, che fanno in modo che lei consideri se stessa “un’eroina”? Sono queste le domande che lei stessa si pone.
I dubbi sono un demone che la attanaglia: sogna di parlare a padre Friedrich di sua madre, di cui sente molto la mancanza, forse comprendendo che le regole del suo nuovo ordine, tra cui vedere la propria famiglia ogni dieci anni, sono troppo rigide. Svegliatasi e non riuscendo a dormire, inizia a impastare il pane. In quel momento, proprio mentre sbatte l’impasto come faceva la sua mamma, le appare un bambino che le lancia addosso della farina. La donna è allucinata: inizia a urlare e a svegliare le consorelle, perché è convinta che ci sia un bambino all’interno del convento. Tutte lo cercano, ma non si trova: e se stesse impazzendo?
Forse, invece, è questo il suo vero desiderio: fare del pane non solo per i bambini fuori dal cancello del grande convento, ma per il suo. E mentre cerca affannosamente il bambino che vorrebbe, si sente in sottofondo un Alleluia rock, mentre le suore iniziano a ballare convulsamente e madre Teresa si accascia al suolo, priva di sensi.
È questa la sensazione che si ha quando si esce dalla sala: decostruiti, rotti, spezzati, o, in una parola, umani.
Sitografia
● https://www.labiennale.org/it/cinema/2025/orizzonti/mother
● https://www.ilsole24ore.com/art/mother-anomalo-ritratto-madre-teresa-apre-sezione-orizzonti-AHlHexLC
● https://video.corriere.it/sette/intervista-a-noomi-rapace-protagonista-del-film-mother/234b911f-5f3e-4006-82a0-70476c059xlk
● https://www.npcmagazine.it/mother-hard-rock-hallelujah-venezia-recensione/
Immagine tratta da https://www.labiennale.org/it/cinema/2025/orizzonti/mother





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