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L’alterità femminile nelle novelle di Federigo Tozzi: “Una Gobba” e “La Matta”.

di Angelica Crosato

Nonostante l’iniziale disinteresse da parte della critica riguardo alla sua produzione breve, Federigo Tozzi è ormai comunemente ritenuto uno dei più grandi novellieri italiani del Novecento, tanto che già Baldacci definisce i suoi racconti «l’aspetto culminante di tutto il [suo] lavoro», «la punta di diamante della sua opera»1. Le novelle offrono allo scrittore senese un laboratorio narrativo per sperimentare e sondare il terreno inesplorato della logica dell’inconscio, mettendo in scena le contraddizioni della vita umana: egli, infatti, non vuole raffigurare dei documenti umani, delle tranches de vie2, ma piuttosto far affiorare la rete di fili invisibili, reconditi e misteriosi che legano l’io profondo con il mondo.

Le figure femminili risultano particolarmente adatte per indagare tali dinamiche poiché racchiudono in sé la «forza primigenia potentissima»3, anteriore alla cultura dell’uomo e veicolo del mistero
dell’interiorità. In quanto rappresentanti dell’alterità femminile, Anna Franchi in La Matta4 ed Elena Spadi in Una Gobba5 permettono di indagare le logiche dell’inconscio in modo privilegiato, soprattutto se si valutano i rapporti interpersonali, complessi e difficili, che intrattengono con il resto del mondo, creando una struttura antitetica. Si può rintracciare, infatti, come evidenzia Luperini, «una struttura binaria e oppositiva delle novelle: da un lato il protagonista, dall’altro – in antitesi o in contraddizione – un altro personaggio o un insieme di altri personaggi o un gruppo indistinto (una comunità spesso)»6. Se Anna Franchi si contrappone al corpo sociale, in cui il resto delle figure vengono connotate esclusivamente dal loro mestiere, come il fornaio o i vinai, per Elena Spadi l’opposizione è rispetto al nucleo familiare, comprendente zio, zia e canarino. In entrambi i casi, però, le donne incarnano l’esclusione e l’inadattabilità, caratteristiche fondamentali
del concetto di giovinezza, inteso dall’autore non come periodo anagrafico della vita ma come una condizione di «malattia, inettitudine e incapacità di vivere»7. L’immaturità si manifesta in reazioni esagerate, eccessive, senza alcun limite secondo i canoni sociali o alcun freno razionale: Anna Franchi, chiamata da tutti la Matta, infatti, sembra urli con lo sguardo e, col carretto rovesciato, mentre le persone intorno a lei ridono e la sbeffeggiava, si rialza con un grido senza fine; Elena Spadi, invece, sorride alla notizia della morte dei genitori, ma scoppia in un pianto improvviso dopo il primo dialogo con lo zio. Come nota Debenedetti, «il problema è che queste reazioni non sembrano avere un reale legame con gli eventi precedenti, e in ogni caso sono del tutto spropositate»8.

Tozzi, attraverso le figure femminili, cerca di far cogliere ai lettori cogliere i traumi, le debolezze, le incoerenze e tutte le manifestazioni più ignote dell’inconscio che la ragione non può comprendere: infatti «il naturalismo rappresenta in quanto spiega, e viceversa; Tozzi rappresenta in quanto non sa spiegare»9. L’interiorità dei personaggi non viene descritta in modo naturalistico, ma emerge preponderante sia attraverso i loro atteggiamenti, sia tramite il loro aspetto fisico. «Si può notare il rapporto inversamente proporzionale tra psiconarrazione e descrizione deformante […]: il suo mondo interiore infatti ci resta del tutto inaccessibile, mentre ciò che colpisce il lettore è la distorsione
grottesca dei lineamenti del volto, la pesantezza opprimente e dolorosa del corpo»10. Anna Franchi viene raffigurata con i «capelli, già grigi, arraffati»11, con il viso come un «groviglio di vene e di rughe»12 e con gli occhi, di cui si vede quasi soltanto il bianco. Queste caratteristiche acquisiranno toni sempre più grotteschi ed inquietanti con l’avanzare della malattia della Matta fino al suo ricovero in ospedale per un cancro alla bocca, quando verrà definita, attraverso lo sguardo
crudele della società, «orribile» e dall’ «odore nauseabondo, che molestava gli altri malati, ma anche «povera bestia»13 con un atteggiamento compassionevole.

Il frequente cambiamento prospettico serve a insinuare dubbi e a scardinare i ruoli, strategia ricorrente nelle novelle, come riscontra Luperini: «può succedere per esempio che la voce narrante esprima un
esplicito punto di vista critico nei confronti degli aguzzini e mostri il carattere dolce e indifeso della vittima e poi di colpo, senza alcun preavviso, la narrazione prosegua assumendola prospettiva dei persecutori e capovolgendo il giudizio sul personaggio sottoposto ad angherie»14. La focalizzazione variabile permette l’emersione di sentimenti contrastanti tramite cui la figura della Matta suscita sia
compassione e pietà, che fastidio e disgusto. Questa ambivalenza si può ritrovare anche nella descrizione fisica di Elena Spadi, la protagonista connotata da una protuberanza (da cui l’appellativo ‘la Gobba’), dal momento che lo scrittore senese ritorna in modo quasi ossessivo sulle temporanee e divergenti espressioni dei suoi occhi, che passano da essere pieni di dolcezza a infondere inquietudine, in modo ambiguo, in base alla diversa percezione di chi li guarda e al contesto. «Presentare i tratti fisionomici di un personaggio[…] comporta sempre
per Tozzi un rilancio continuo sulla pagina di talune note fisiche già descritte, poi recuperate e variate»15. Questa continua variazione di punti di vista confonde i ruoli dei personaggi, sia portando
Elena a non rendersi conto dei soprusi dello zio, che la deride e beffeggia, ma anche invertendo il suo status da vittima a carnefice nei confronti del canarino che tiene in casa, nutre e cura, ma allo stesso
tempo su cui si accanisce: «frequentemente, la vittima è un giovane complice degli aguzzini, segretamente legato alla loro violenza»16. La Gobba si rivela il motore dell’azione, l’unico personaggio che cerca un contatto con la società e con il mondo per sottrarsi da quello stato di emarginazione ed esclusione in cui si trova: ella va a trovare gli zii a casa loro per quattro volte lungo l’arco della narrazione. Ogni contatto provoca reazioni illogiche e immotivate non solo nei comportamenti della Gobba, ma anche in quelli degli zii. Se da una parte la zia non tollera la vista di Elena, spesso si blocca a fissare la sua gobba e le dice che andrà a trovarla a casa sua insieme al marito, visita che non avverrà. Allo stesso modo lo zio, nonostante non sopporti la nipote, sembra quasi deliziato dalle sue attenzioni e accetta sempre le sue visite17. Dopo questo incontro, la gobba nella sua casa si isola, cade lentamente nella follia, che la porta a confondere il disgusto degli zii per amore nei suoi confronti e, quindi, a tornare da loro, evento
che porterà al riepilogo e alla reclusione della gobba in manicomio.

Allo stesso modo, la Matta è l’unico personaggio dinamico, che vaga per le stradine di Siena in cerca di un pezzo di pane e un bicchiere di vino. La comunità e gli esercenti, come ad esempio il fornaio, si comportano in modo ambiguo con lei, dandole il cibo, ma allo stesso tempo deridendola: «la manifestazione del male non è mai totalmente limpida, poiché si trova sempre affiancata a sentimenti contrari, che seppur repressi e spesso inconsapevoli esercitano la loro influenza»18. La sua vita risulta
come un percorso di imbestiamento: dalla decadenza socio-economica a quella fisica, fino a ritrovarsi
in ospedale con un tumore alla bocca e giungere alla morte. «Per Kafka l’animale è la metamorfosi conclusiva, avviata verso un finale tragico e liberatore. Per Tozzi era l’immagine di partenza, che egli
doveva ritrasformare in uomo, pur serbando a costui le stigmate allarmanti della sua antecedente metamorfosi bestiale»19. Similmente, anche Elena Spadi è vittima di un percorso di degradazione:
dalla morte dei genitori al distacco totale con la comunità, ossia gli zii, fino alla reclusione in un manicomio. La morte e la reclusione sono entrambi tentativi di celare questi personaggi reietti, canali privilegiati dell’emersione di logiche irrazionali.

Come si è appena potuto accennare, queste figure permettono di indagare le complessità dell’animo umano con uno sguardo differente, non per fornire delle risposte, ma per aprire ulteriori domande: Tozzi non vuole descriverci la realtà, ma aprire un varco rispetto a un mistero profondo come quello dell’inconscio. Di fronte all’impossibilità di comprendere le logiche dietro a certi comportamenti e atteggiamenti legati ai misteri irrazionali del nostro animo, enfatizzati dalla lontananza dell’alterità femminile, il lettore si trova in uno stato di spaesamento e ambivalenza, che lo porta ad interrogarsi continuamente e rimettere in dubbio il proprio ruolo.

Note

  1. F. Tozzi, Autorecensione, 1918, ora in ID., Pagine critiche, a cura di Giancarlo Bertoncini, ETS, Pisa, 1993, pp. 191-192. ↩︎
  2. P. Gibellini, Introduzione a Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, a cura di P. Gibellini e G. Prandolini, Brescia, La Scuola, 1996, p. 254. ↩︎
  3. M. Marchi, Per Federigo Tozzi. A cento anni dalla morte, Firenze, Cesati, 2021, p. 339. ↩︎
  4. La Matta è apparsa sul quotidiano romano «Il Tempo» il 18 dicembre 1917; fu ripubblicata postuma da Treves tre anni
    più tardi nella silloge Giovani. La storia è incentrata sulla figura di Anna Franchi, chiamata ‘la Matta’ dalla collettività. Il racconto ripercorre sia tramite flashback narrativi il suo passato e il percorso di degradazione dalla ricchezza alla povertà a seguito della morte del marito, sia la sua quotidianità e il suo tentativo di sopravvivere in una condizione di emarginazione. ↩︎
  5. Una Gobba è un racconto inedito, pubblicato per la prima volta nell’edizione completa delle Opere curata da Glauco
    Tozzi nel 1963. La data di composizione è ignota, ma si ipotizza risalga al periodo fra il 1914 e il 1917 perché non presenta
    i tratti linguistici delle prime novelle, né l’aspetto grafico dell’ultima fase della produzione. La trama tratta di una giovane donna, Elena Spadi, caratterizzata da una protuberanza sulla schiena, da cui deriva l’appellativo ‘Una Gobba’. Il racconto presenta la vita di questa ragazza, rimasta orfana, intenta a mantenere i rapporti con lo zio e la zia, che provano sentimenti di repulsione ma anche a tratti di fascino per lei. Dopo quattro incontri, gli zii decidono di rinchiudere Elena in manicomio per non dover sopportare più la sua vista. ↩︎
  6. R. Luperini, Introduzione, in Federigo Tozzi, Giovani e altre novelle, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1994, p. 48. ↩︎
  7. A. Paghi (a cura di), «Federigo Tozzi: Un giovane», in ‘’Allegoria’’; a. V, n. 14, N. S., 1993. ↩︎
  8. M. Tortora, “Una Gobba” di Federigo Tozzi. Indagine sul male ingiustificato, in ‘’Un siepone pieno di roghi’’. Il
    percorso di Tozzi nel modernismo italiano
    , Morlacchi, Perugia, 2019, p. 186. ↩︎
  9. G. Debenedetti, Il romanzo del Novecento, La nave di Teseo, 2019. ↩︎
  10. R. Castellana, Il realismo creaturale di Tozzi: una lettura di Giovani, in «La punta di diamante di tutta la sua opera». Sulla novellistica di Federigo Tozzi, Atti del Convegno di Perugia (2012), a cura di M. Tortora, Perugia, Morlacchi, 2014, pp. p. 61. ↩︎
  11. F. Tozzi, Giovani, P. Salatto (a cura di), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2018, p. 282. ↩︎
  12. Ivi, p. 28 ↩︎
  13. Ibidem. ↩︎
  14. R. Luperini, Introduzione, in Federigo Tozzi, Giovani e altre novelle, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1994, p. 55. ↩︎
  15. G. Tellini, La tela di fumo. Saggio su Tozzi novelliere, Nistri-Lischi, Pisa, 1907, p.117. ↩︎
  16. R. Luperini, Introduzione, in Federigo Tozzi, Giovani e altre novelle, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1994, p. 50. ↩︎
  17. M. Tortora, “Una Gobba” di Federigo Tozzi. Indagine sul male ingiustificato, in ‘’Un siepone pieno di roghi’’. Il
    percorso di Tozzi nel modernismo italiano
    , Morlacchi, Perugia, 2019, p. 186. ↩︎
  18. Ibidem. ↩︎
  19. G. Debenedetti, Con gli occhi chiusi, in ‘’Aut aut’’, 78, 1963, poi in Il personaggio-uomo, Milano, il Saggiatore, 1970, p. 70. ↩︎

Bibliografia

  • L. Baldacci, Tozzi Moderno, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1993.
  • R. Castellana, Il realismo creaturale di Tozzi: una lettura di Giovani, in “La punta di diamante di tutta la sua opera”. Sulla novellistica di Federigo Tozzi, Atti del Convegno di Perugia (2012), a cura di M. Tortora, Perugia, Morlacchi, 2014.
  • G. Debenedetti, Con gli occhi chiusi, in ‘’Aut aut’’, 78, 1963, poi in Il personaggio-uomo, Milano, il Saggiatore, 1970.
  • F. Ferrucci, Tozzi e la poetica degli occhi chiusi, in «Studi novecenteschi», 24, 1982.
  • P. Gibellini, Introduzione a Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, a cura di P. Gibellini e G. Prandolini, Brescia, La Scuola, 1996, p. 254.
  • R. Luperini, Introduzione, in F. Tozzi, Giovani e altre novelle, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1994.
  • R. Luperini, Federigo Tozzi: le immagini, le idee, le opere, Bari, Laterza, 1995.
  • M. Marchi, Per Federigo Tozzi. A cento anni dalla morte, Firenze, Cesati, 2021.
  • M. Marchi, Federigo Tozzi. Ipotesi e documenti, Genova, Marietti, 1993.
  • M. Martini, Tozzi e James. Letteratura e psicologia, Firenze, Olschki, 1999.
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  • A. Paghi (a cura di), «Federigo Tozzi: Un giovane», in ‘’Allegoria’’; a. V, n. 14, N. S., 1993.
  • F. Petroni, Ideologia del mistero e logica dell’inconscio nei romanzi di Federigo Tozzi, Firenze, Manzuoli, 1984.
  • F. Petroni, Masochismo e autodistruttività nelle novelle di Federigo Tozzi, in “La punta di diamante di tutta la sua opera”. Sulla novellistica di Federigo Tozzi, Atti del Convegno di Perugia (2012), a cura di M. Tortora, Perugia, Morlacchi, 2014.
  • S. Sgavicchia, Figure femminili nelle novelle di Federigo Tozzi, in “La punta di diamante di tutta la sua opera”. Sulla novellistica di Federigo Tozzi, Atti del Convegno di Perugia (2012), a cura di M. Tortora, Perugia, Morlacchi, 2014.
  • G. Tellini, La tela di fumo, saggio su Tozzi novelliere, Pisa, Nistri e Lischi, 1972.
  • M. Tortora, “Una gobba” di Federigo Tozzi. Indagine sul male ingiustificato, in L’ottimismo della volontà. Scritti in onore di Giovanni Falaschi, Perugia, Morlacchi, 2011.
  • F. Tozzi, Autorecensione, 1918, ora in ID., Pagine critiche, a cura di Giancarlo Bertoncini, ETS, Pisa, 1993, pp. 191-192.
  • F. Tozzi, Giovani, P. Salatto (a cura di), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2018.

Immagine di copertina tratta da https://www.singulart.com/blog/it/2024/07/13/ritratto-di-wally-di-egon-schiele/?srsltid=AfmBOooTjf6ZbGHfZ_T2FhuB-8YfeCt0Z_zWxl_PVZDKULyxu5D4sjWp

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