inChiostro

per scoprire il mondo da una prospettiva umanistica


Triennale in Lettere antiche – Magistrale in Lettere classiche e Storia antica. Intervista a Chiara Novelli

Come prima domanda, vorrei un po’ rompere il ghiaccio: qual è il tuo libro preferito? O quali sono i testi che ti hanno più affascinata?

Non è facile definire un solo titolo che mi rappresenti: ovviamente non mancano le letture più classiche, come le tragedie antiche. Apprezzo molto anche i libri sulla Resistenza partigiana: ricordo per esempio La casa in collina di Pavese, perché pone l’accento anche sulla resistenza in senso psicologico di fronte alla situazione di inerzia dell’Italia durante il Secondo conflitto mondiale, oppure Una questione privata di Fenoglio. Per passione, amo anche alla letteratura di montagna, come Mario Rigoni Stern.

I tuoi testi preferiti riguardano, dunque, anche la letteratura contemporanea. Come racconteresti, invece, l’inizio della tua passione per il mondo classico?

Il mio interesse per la letteratura antica deriva dall’esperienza liceale: ho avuto la fortuna di incontrare professoresse di greco e latino che mi hanno trasmesso la passione per le lingue classiche e, in particolare, la professoressa degli ultimi anni di liceo è stata per me un esempio di come attualizzare il patrimonio antico. Sono stata così indirizzata a proseguire gli studi in ambito letterario e ad oggi sono contenta di questa scelta, nonostante alcuni momenti di difficoltà.

Quando si parla di scelte non è semplice sapere se si prenderà quella più adatta a noi. Tu hai sempre voluto intraprendere il percorso triennale di Lettere antiche?

Inizialmente propendevo per medicina, a dire il vero, almeno fino all’arrivo della pandemia. Poi, però, durante i mesi di lockdown, lo studio è diventato per me una parentesi immersiva. Ho sofferto molto la costrizione di dover rimanere in casa, data l’indole attiva che ho, ma mi sono anche resa conto di quanto gli studi mi abbiano fatta sentire meglio, permettendomi di creare un microcosmo relativamente sereno, nonostante lo stress derivante dalla situazione mondiale. Così, alla fine ho scelto di continuare ad approfondire la letteratura antica.

Si può dire sia stata una scelta vincente, dato che hai poi deciso di continuare sulla stessa strada, iscrivendoti a Lettere classiche e Storia antica. Noti alcune differenze rispetto alla triennale?

La magistrale in Lettere classiche e Storia antica ha rappresentato per me la scelta più naturale dopo la laurea di primo livello: volevo infatti indagare ancora più a fondo quanto iniziato in triennale. Infatti, mi sono laureata in Umanistica bizantina e, dopo il lavoro di tesi, ho deciso di sfruttare le occasioni offerte dalla magistrale per capire se questo sia realmente il mio ambito di interesse. Una di queste opportunità è il bando Erasmus: a settembre andrò a Vienna, che ad oggi è la città più importante a livello mondiale per gli studi bizantini1.

L’ambito di studi affrontato nel tuo lavoro di tesi non è uno dei primi cui si pensa quando si considera il corso di laurea in Lettere antiche: vorresti raccontarci su che cosa verte?

La mia tesi riguarda la tradizione umanistica della Geografia di Strabone. Ho lavorato su un manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia: qui ho potuto studiare direttamente il testimone anche dal punto di vista anche paleografico, analizzando le note in latino ai margini. Queste sono la traduzione del testo greco: quindi, ho analizzato la trasmissione, pure a livello geografico, dell’opera di Strabone, considerando altresì l’edizione a stampa quattrocentesca.

Possiamo dire che si è trattato di uno studio condotto anche sul campo. Com’è stato ‘mettere le mani in pasta’ lavorando direttamente sul manoscritto?

Emozionante. Da un lato, questa esperienza mi ha dato l’impulso per approfondire in magistrale l’aspetto paleografico con un corso apposito. Dall’altro è stato suggestivo leggere, nel registro di quanti hanno consultato il manoscritto, nomi celebri come Diller2, che io stessa ho studiato per la tesi. Lavorare sul campo ha rappresentato una novità, ma è anche la parte che ho apprezzato di più.

Ritornando sull’esperienza della laurea triennale, come descriveresti l’ambiente di Lettere classiche?

Il corso di laurea, per i primi due anni, è molto caratterizzante: i corsi perlopiù obbligatori permettono di iniziare a specializzarsi nel periodo storico scelto. Nonostante ciò, l’ultimo anno offre una scelta più ampia, cosicché persone interessante alla letteratura posteriore abbiano la possibilità di approfondire questa linea. Grazie ai professori, mi sono sempre sentita stimolata: l’Università di Padova, in particolare, valorizza gli studi di ambito filologico, che io ho seguito con molto entusiasmo. Altresì, è vero che il lato antropologico è invece meno approfondito. Inoltre, a livello umano ci si sente un po’ una famiglia, dato il numero non elevato di iscritti: ci si conosce e ci si aiuta.

Il tuo percorso triennale è un po’ particolare, in quanto è stato arricchito dall’esperienza in Galileiana. Come hai conosciuto per la prima volta questa realtà?

Ho deciso di provare a entrare nella Scuola di Studi superiori Galileiana3 grazie a una mia professoressa del liceo, che conosceva una studentessa attualmente del Collegio di Studi Superiori “Giacomo Leopardi” di Macerata. Questa ragazza organizzava il Festival delle Scuole Superiori di Eccellenza, un evento che permette alle varie realtà di presentarsi. Così, ho deciso di candidarmi alla prova di ammissione in diverse scuole, e, alla fine, sono entrata qui a Padova. L’esperienza, al di là dell’ammissione in Galileiana, è stata per me formativa perché mi ha permesso di mettermi in gioco in modo diverso: mi sono confrontata a livello pure umano con persone provenienti da diverse città e contesti, uscendo per così dire dalla comfort zone del mio paese d’origine.

Come descriveresti gli ultimi tre anni da galieliana?

L’inizio dell’Università non è stato semplice — ho cambiato città, casa, amici, ecc… —, però dal secondo semestre mi sono ambientata pienamente. Se oggi posso dire di stare bene qui a Padova è proprio grazie alla Galileiana: a livello umano e personale sto facendo diverse esperienze con persone stimolanti, che nel tempo sono diventate i miei migliori amici. Inoltre, i colleghi con cui ho legato di più sono matematici e fisici: questo, credo, è la prova che la Scuola valorizza la multidisciplinarietà grazie alla vita collegiale. Vivere insieme, infatti, garantisce un confronto continuo, anche sulle piccole cose: conoscere in Galileiana persone di altri corsi di studi mi permette di cogliere le sfumature che un differente punto di vista porta sulla realtà. Inoltre, sono rappresentante della RIASISSU4, una rete di Scuole di eccellenza a livello nazionale. Questa attività mi ha portata a conoscere altri studenti di varie università: così, ho potuto osservare le peculiarità di numerosi Atenei, per esempio per capire in quale ambito di Studi sia specializzato ciascuno, anche in previsione di una successiva carriera accademica. Un’altra unicità della Scuola è la presenza di corsi tenuti da massimi esperti di un determinato settore, provenienti anche da altre Università: ricordo con piacere quando ho seguito un corso interno tenuto dal Prof. Enrico Medda dell’Università di Pisa, il cui ambito di studio è la tragedia greca. Senza la Galileiana, non avrei forse mai potuto assistere alle sue lezioni.

Voi siete una Scuola di Eccellenza: vi sentite eccellenti?

Direi di no, siamo uguali agli altri [sorride]. Siamo un gruppo unito in virtù della vita collegiale, ma non ci sentiamo assolutamente scissi dal resto dell’Università, anzi. Impariamo molto dai nostri colleghi, come loro da noi, e ci si aiuta a vicenda. Ovviamente, anche l’ambiente raccolto di Lettere antiche aiuta in questo senso.

In effetti le iscrizione a Lettere antiche o Lettere classiche non sono molte: tu hai mai sentita il peso di aver scelto una facoltà da molti etichettata come ‘inutile’?

Fortunatamente no. La mia famiglia, in primis, non mi ha mai fatto pesare la scelta di un corso di studi come questo. D’altra parte, capisco che molti studenti siano spaventati dall’idea di intraprendere un percorso che, nella percezione comune, non ha uno sbocco così immediato come medicina o ingegneria. In realtà, mi sono posta io per prima la domanda se valesse la pena iscriversi a Lettere antiche. Ora, anche grazie alla Galileiana, mi sento in un ambiente in cui ciascuno è apprezzato per la propria individualità e le proprie caratteristiche peculiari, motivo per cui sono convinta che grazie a queste ogni persona sarà in grado di crearsi da sé il futuro impiego — fortunatamente non sono una persona disfattista! Anzi, una società senza persone con vari background è una società impoverita.

Credo che a noi giovani serva proprio un po’ meno disfattismo. Dal punto di vista accademico, hai mai avuto dei modelli?

Sicuramente una persona di ispirazione per me è il mio relatore, il Prof. Niccolò Zorzi, titolare del corso di Letteratura bizantina in triennale e Filologia bizantina in magistrale. Si occupa di un settore poliedrico, perché un bizantinista deve conoscere la storia medievale, il mondo tardoantico, ecc… dunque, è un ambito che richiede molta apertura. In generale, però, non posso non ricordare altri docenti, soprattutto di filologia, tra cui la Prof.ssa Losacco e la Prof.ssa Elice, nonché il Prof. Lubian, ora tutor all’interno della Galileiana, che con il loro rigore e la loro serietà mi hanno fatto apprezzare le discipline.

Riprendendo la scelta della letteratura bizantina, mi chiedo come tu sia arrivata a interessarti alla materia.

La curiosità nei confronti del corso di Letteratura bizantina è dovuta a un mio caro amico all’interno della Scuola, che in modo molto spontaneo mi ha parlato del mondo della bizantinistica e del neogreco. Questo fa comprendere un altro aspetto della vita collegiale in Galileiana: ci sono sempre persone che hanno già sperimentato quello che si sta vivendo e che, quindi, possono essere una guida cui affidarsi. Mi sono dunque convinta a seguire il corso del Prof. Zorzi e, così, mi sono appassionata alla materia e al suo insegnamento, scegliendolo poi come relatore.

Abbiamo capito che la bizantinistica può essere un terreno stimolante, speriamo anche per i nostri lettori. Dato che ci stiamo avviando alla conclusione, vorrei chiederti: la Chiara del 2025 cosa vorrebbe dire alla Chiara del primo anno?

Vorrei dire a tutte le matricole di abbracciare l’agitazione e lo spaesamento dei primi tempi, perché sono sentimenti normali che tutti, magari in misura o in modi diversi, abbiamo attraversato e che quindi dovremmo accettare. Direi pure che sia fondamentale per crescere continuare sempre a porsi domande: la curiosità è il motore di ogni stimolo conoscitivo. Infine, vorrei dire alla Chiara di qualche anno fa di non avere paura di affidarsi agli altri — famiglia, amici e colleghi. Credo infatti che soprattutto all’inizio della triennale sia normale, per persone un po’ ansiose, sentirsi bloccati dalla paura e dalla novità. All’epoca, però, ho avuto la fortuna di aprirmi con le persone che avevano già passato quello che io stavo vivendo e così, oggi, una delle mie più care amiche è proprio una ragazza che mi ha supportata quando mi sentivo in difficoltà nella prima sessione d’esame.

Invece, la Chiara di oggi che augurio vuole indirizzare alla Chiara del 2035?

Vorrei che la futura Chiara non smetta mai di stupirsi, amare ciò che studia, vede e sperimenta. Spero di diventare una persona non fossilizzata su un singolo aspetto della cultura, bensì flessibile e aperta agli stimoli, nello spirito della Scuola. Mi auguro poi di continuare ad essere una viaggiatrice, magari anche a livello internazionale oltre che italiano, perché anche questo è un modo per coltivare legami e scoprire esperienze formative a livello accademico e umano.

In chiusura, per le persone desiderose di iscriversi a Lettere antiche o Lettere classiche, ci sono dei consigli che ancora non hai potuto esplicitare?

In generale, vorrei dire di non limitarsi a niente, perché per scoprire ciò che ci piace e ciò che invece non ci attira bisogna prima sperimentare. Andare a lezione è fondamentale, senza mai sottovalutare la passione e la professionalità del corpo docente. Ritengo importante la capacità di cogliere gli input dei professori e delle professoresse e gli spunti di approfondimento, perché sono questi gli elementi che permettono di costruire un percorso in modo personale. Penso anche sia fondamentale ricordarsi che non è necessario definire immediatamente l’ambito che maggiormente ci stimola, perché, in particolare all’inizio, la novità dell’ambiente universitario fa sembrare tutto vago e caotico. La comprensione dei propri interessi deve essere lenta e graduale, secondo tempistiche che sono proprie di ciascuno. Infine, è utile creare una rete con gli altri studenti, attraverso attività che sono al di là delle canoniche lezioni, come seminari, pure in altre università.

Note:

  1. Si tratta dell’Institut für Byzantinistik und Neogräzistik der Universität Wien. ↩︎
  2. Aubrey Diller (1903-1985) era un filologo statunitense, noto per gli studi di opere geografiche, fra cui la Geografia di Strabone. ↩︎
  3. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito ufficiale della Scuola: https://scuolagalileiana.unipd.it/ ↩︎
  4. Rete Italiana dellɜ Allievɜ delle Scuole e degli Istituti di Studi Superiori Universitari. ↩︎

Immagine di copertina tratta da https://ssu.elearning.unipd.it/course/view.php?id=1008

Lascia un commento