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Magistrale in Linguistica. Intervista alla prof.ssa Emanuela Sanfelici

Emanuela Sanfelici è docente e presidente del corso di Laurea Magistrale in Linguistica presso l’Università degli Studi di Padova. Ad oggi, è responsabile degli insegnamenti di Linguistica Approfondimento e Language Acquisition.

Domanda iniziale di rito: ha un libro preferito?

Un libro a cui sono particolarmente legata è Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar1. Me ne sono innamorata fin dalla prima lettura, ai tempi del liceo, e continuo a rileggerlo ancora oggi: ogni volta vi scopro nuove prospettive da cui osservare la realtà e il mondo.

Provo una sensazione simile leggendo Syntactic structures di Noam Chomsky2, uno dei primissimi libri di sintassi che ho affrontato, insieme ad Aspects of the Theory of Syntax. Nonostante si tratti di opere scritte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, conservano una sorprendente attualità.

Qual è stato il Suo percorso di formazione accademico?

Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Pavia, dove ho poi proseguito gli studi con il corso di Laurea Magistrale in Linguistica, con un curriculum glottologico. La mia tesi magistrale era incentrata sulla struttura “avere + participio” in Ittito (all’epoca, lingua indoeuropea di storica attestazione più antica).

Durante il percorso universitario, ho frequentato anche l’Istituto Universitario di Studi Superiori (IUSS) di Pavia. Per il diploma di licenza ho elaborato una prima versione di quello che sarebbe diventato il progetto della mia tesi di dottorato, dedicato ai nomi verbali – una sorta di infinito con proprietà nominali – in irlandese antico.

Nel 2007 sono approdata alla Scuola Normale di Pisa per proseguire gli studi con il dottorato, con una ricerca sulla sintassi della complementazione di modo non finito dall’irlandese antico all’irlandese moderno nelle sue due varietà dialettali. È in questo periodo che ho trascorso un anno in Erasmus presso la UCLA (University of California – Los Angeles), nell’ambito dell’Indo-European program, programma interdipartimentale dedicato allo studio delle lingue indoeuropee di storica attestazione, con approfondimenti di fonetica, semantica, letteratura, cultura e archeologia.

Successivamente, ho svolto un periodo di ricerca di sei mesi a Zurigo, dove ho collaborato con Karin Stüber3 – che in seguito avrebbe fatto parte della commissione di valutazione della mia tesi di dottorato – e Michele Loporcaro4.

Nel 2011, una volta conseguito il dottorato, ho preso parte a un progetto sulla sintassi delle frasi relative in italiano, sia in prospettiva diacronica che acquisizionale, presso l’Università di Francoforte. Ho maturato in questo contesto un forte interesse per i corpora sintatticamente annotati5, che mi ha portato a trascorrere regolarmente periodi di ricerca – tra i tre e i sei mesi l’anno – presso l’University of Pennsylvania (UPenn). Qui ho avuto la possibilità di collaborare con diversi colleghi, tra cui Tony Kroch6 e Beatrice Santorini7, alla creazione di un corpus sintatticamente annotato di italiano antico.

Cosa pensa che Le abbiano lasciato in particolare le esperienze all’estero?

Credo che siano state non solo importanti, ma addirittura indispensabili per la mia crescita professionale e personale. Infatti, mi hanno permesso di acquisire o approfondire metodologie e competenze e instaurare rapporti profondi con colleghi che, nel tempo, sono diventati anche amici.

Dopo molti anni di ricerca sugli stessi temi e con lo stesso entourage di persone, si corre il rischio – come dicono gli inglesi – di “preaching at the same choir”, ovvero di sfociare in uno scambio sempre più impoverito, in cui le opinioni finiscono per allinearsi.

Le esperienze internazionali, invece, consentono di entrare in contatto con studiosi che lavorano al di fuori del nostro paradigma teorico. Inoltre, molti dei miei contatti hanno assunto incarichi di docenza in diverse parti del mondo, contribuendo a tessere una solida rete accademica internazionale.

Tanto da dottoranda quanto da ricercatrice post-doc, uscire dalla mia zona di comfort linguistica e culturale mi ha permesso di confrontarmi in modo costruttivo con persone varie e con percorsi molto diversi dal mio. In un ambiente sano – ci tengo a sottolinearlo – questo confronto si traduce in un circolo virtuoso e io ritengo di essere stata fortunata nelle mie esperienze, sia a Los Angeles, che a Zurigo, che a Francoforte.

Un altro motivo per cui credo sia indispensabile fare esperienze all’estero riguarda ciò che si porta con sé al ritorno: elementi e prospettive che mancano in Italia. Non voglio essere fraintesa, questo non vuol dire che un dottorato all’estero abbia intrinsecamente un valore superiore; anzi, sono convinta che un percorso di dottorato in Italia abbia pari valore e qualità di un titolo estero. Tuttavia, è innegabile che in Italia esistano problematiche più accentuate che in altri Paesi. Per questo motivo è importante conoscere il funzionamento del mondo accademico altrove, così da poter tornare e contribuire a migliorare ulteriormente un sistema che, a onor del vero, è già eccellente e competitivo.

Come è arrivata all’incarico di docenza a Padova? Che ruoli ricopre all’interno del DiSLL e quali sono i compiti specifici di un presidente di corso?

Sono arrivata a Padova nel 2017 come ricercatore di tipo B, grazie all’iniziativa di ateneo “Rientro dei cervelli”. Nel 2020 sono diventata professore associato, assumendo contestualmente la presidenza del corso di Laurea Magistrale in Linguistica. Lo scorso anno ho iniziato il mio secondo mandato, dopo essere stata rieletta per altri quattro anni.

Tra i compiti principali di un presidente di corso vi sono aspetti burocratici, come la preparazione dell’offerta formativa e la valutazione della scheda di monitoraggio annuale. Quest’ultima rappresenta un momento importante di riflessione, controllo e verifica dell’andamento del corso di studi, basandosi su una serie di indicatori forniti dal Ministero e dell’Ateneo, quali il numero di iscritti, il numero di laureati in corso e il rapporto tra docenti e studenti.

Un altro momento che richiede particolare attenzione è la stesura del rapporto di riesame ciclico, che si svolge generalmente ogni quattro anni, salvo modifiche all’ordinamento. Questo documento consente di riflettere in modo approfondito sullo stato dell’arte del corso di studi e individuare eventuali possibilità di miglioramento.

Il presidente di corso si occupa anche di una serie di attività organizzative, quali la gestione dei docenti a contratto, l’assegnazione degli insegnamenti, la prenotazione delle aule e l’organizzazione di laboratori, esercitazioni e altre attività didattiche complementari.

Oltre al ruolo di presidente, svolgo anche attività di docente e tutor, ricevendo regolarmente gli studenti per consigliarli nella compilazione del piano di studi e nelle procedure di immatricolazione. In particolare, l’ammissione al corso di Laurea Magistrale in Linguistica è vincolata al conseguimento di almeno 15 CFU nel settore disciplinare L-LIN/01 nel ciclo di studio precedente; qualora tale requisito non sia soddisfatto, è necessario colmare il debito formativo attraverso integrazioni specifiche.

Dal 2021 sono referente per il DiSLL del bando di Ateneo per il miglioramento della didattica. Il mio ruolo consiste nell’organizzare e supervisionare le iniziative didattiche all’interno del dipartimento, oltre a creare e coordinare un progetto unico.

Immaginando di doversi rivolgere ad un pubblico di non addetti ai lavori, cos’è la linguistica e in cosa consiste il Suo lavoro di ricerca?

La linguistica è la scienza empirica che ha come oggetto di studio il linguaggio, sia nella sua produzione – ovvero, ciò che le persone dicono -, sia nella sua comprensione – ovvero, cosa le persone comprendono di ciò che viene detto -. L’oggetto di studio non si limita alla comunicazione verbale esplicita, ma include anche la sfera soggiacente del “non detto”.

Si tratta di una disciplina empirica in quanto basata su dati concreti: si parte dalla raccolta e dall’analisi di testi scritti di varia natura e/o registrazioni audio, per poi passare alle fasi sperimentali. I dati così raccolti rappresentano la realizzazione concreta di una competenza di linguaggio astratta.

In quanto scienza, la linguistica fa riferimento a un metodo scientifico rigoroso: dall’osservazione dei dati si formula una prima teoria, che viene poi sottoposta a ulteriori verifiche sperimentali per confermare o confutare le previsioni teoriche. Successivamente, la teoria viene rivista e aggiornata sulla base dei risultati sperimentali ottenuti.

In linguistica occorre sempre partire da ipotesi molto forti, poiché il principio fondamentale della disciplina è la “falsificazione”: occorre elaborare proposte il più possibile aderenti alla realtà e, a seconda di come questa risponde, procedere ad ammorbidire le ipotesi iniziali.

Cos’è per Lei la linguistica? Ha un particolare significato a livello personale? Cosa La motiva ancora oggi?

La linguistica rispecchia esattamente il mio modo di guardare alla realtà: non credo avrei potuto dedicarmi ad altro, perché il metodo di indagine che utilizzo in questa disciplina è lo stesso che applico in ogni altro contesto della mia vita.

Occorre specificare, però, che questo è solo uno dei possibili approcci alla ricerca in linguistica, che è anche condiviso da altre scienze. Tale approccio favorisce lo sviluppo di un pensiero critico, insegna a considerare l’errore come una fonte di apprendimento e vede il dubbio come unico vero motore della ricerca.

Mi affascina la possibilità di riflettere su chi siamo come esseri umani, essendo convinta che la nostra identità dipenda in parte da ciò che riusciamo a esprimere e comprendere.

Quando è nata l’idea che la linguistica avrebbe potuto essere la Sua strada? Qual è stato il suo primo approccio alla materia?

L’illuminazione – il momento in cui ho pensato «voglio fare questo per tutta la vita» – è arrivata al secondo anno della triennale in Lettere Classiche, frequentando gli insegnamenti di Glottologia A e Glottologia B, tenuti dal professore Paolo Ramat8. Il corso si incentrava su un passo dal Discorso della montagna9, presentato in tre diverse versioni: greca, latina e gotica.

Ho amato profondamente questo insegnamento, interamente dedicato ad una porzione di testo di appena trenta righe. Mi ha affascinata la continua ricerca delle somiglianze, anche quelle più celate, che culmina nella constatazione di un perfetto ordine sottostante. È questo il fascino della complessità dei dati: nonostante a prima vista sembri tutto casuale, con gli strumenti giusti si scopre che il sistema segue molte regolarità e risponde a schemi coerenti.

Su cosa vertono le Sue ricerche al momento?

Attualmente mi occupo di sintassi, con un focus particolare sulla variazione lungo due assi principali.

Il primo riguarda la dimensione diacronica, con uno studio sulle subordinate avverbiali che codificano causalità o che sembrano farlo; sono le subordinate introdotte da connettivi quali perché, siccome, poiché…

La seconda linea di ricerca riguarda la variazione sintattica nell’acquisizione del linguaggio, con attenzione sul tema dell’ellissi. Mi riferisco ai casi in cui la produzione, seppur manchevole in alcune sue parti, rimane comprensibile da chiunque. Per esempio, nella frase “Gianni ha comprato un libro arancione e uno rosso” è chiaro che si sottintenda “un libro rosso”. Diviene interessante capire se questo meccanismo di omissione sia obbligatorio o facoltativo, e quali condizioni ne permettano l’uso. Studiare questi aspetti nel processo di acquisizione risulta utile perché si è osservato che i bambini utilizzano un sistema di ellissi differente da quello adulto. In questo senso, il linguaggio infantile rappresenta spesso una finestra sulle competenze linguistiche molto più eloquente rispetto a quello degli adulti.

Ha sempre pensato che sarebbe diventata una professoressa?

A dire il vero, no. Mi sono iscritta al corso di Laurea Triennale in Lettere Classiche semplicemente perché adoravo tradurre dal greco antico – in particolare, sento una grande affinità con le opere di Euripide. Non avevo la minima idea di cosa avrei voluto fare dopo il mio percorso accademico.

Il tutto è nato un po’ per caso, a partire dal dottorato, che ho scelto di intraprendere dietro consiglio del mio relatore. Non mi sono mai dedicata a nessun percorso con un secondo fine: il mio unico desiderio era continuare a studiare e provare quel brivido che mi regala la ricerca.

Per certi versi, la docenza è una conseguenza dell’essere rimasta in università. Da quando ho assunto la presidenza del corso di Laurea Magistrale, il tempo dedicato alla ricerca si è ridotto notevolmente, e questo mi dispiace molto. Al contempo, sono felice di poter supportare in maniera più profonda studenti e colleghi. Nel complesso, quindi, il bilancio rimane positivo.

Insegnare mi piace moltissimo, soprattutto per la possibilità di incontrare persone che trovano della bellezza in ciò che dico, e di accompagnarle in un progetto di tesi. Questo mi consente di trovare un compromesso tra l’attività di docenza e la ricerca.

Credo che dietro questa domanda si nasconda anche una differenza generazionale. Vedo gli studenti di oggi molto più orientati a intraprendere un percorso con un obiettivo specifico. In realtà, trovo sia un aspetto positivo, che vi rende onore: probabilmente siete più consapevoli rispetto alla “leggerezza” che potevo avere io alla vostra età. Non ho mai seguito una pianificazione dettagliata per la mia carriera, e questo ha comportato anche qualche difficoltà. Ho avuto semplicemente la fortuna di incontrare le persone giuste, che mi hanno guidata lungo il percorso. Mi sono resa pienamente conto dell’importanza di una pianificazione accurata solo nel momento in cui si sono aperte le procedure di assunzione all’università.

Perché crede sia importante la linguistica nel mondo di oggi? Perché abbiamo bisogno dei linguisti?

Vorrei partire da un’osservazione di carattere sociologico più ampia: la linguistica ci insegna che la realtà è complessa e che non esiste un’unica verità, ma solo diverse approssimazioni di essa. Questa consapevolezza ci aiuta ad adottare un atteggiamento critico nei confronti di ciò che ci viene comunicato, anche in forma implicita. Un aspetto che trovo particolarmente preoccupante nel mondo di oggi è l’abnorme rapidità di diffusione di notizie, spesso false e non verificate. Mi auguro che in futuro ci siano sempre più linguisti capaci di individuare quando notizie, giudizi, o pensieri sono fallaci o incongruenti.

C’è poi il tema dell’inclusione linguistica: oggi esistono modalità di comunicazione che non risultano sempre adeguate, e che potrebbero essere più inclusive. La lingua italiana, grazie al suo lessico e alla sua struttura morfosintattica, offre soluzioni eccellenti per evitare di scadere in forme inappropriate od offensive.

Inoltre, la linguistica oggi ha un ruolo cruciale anche nel contesto scolastico, dove i gruppi-classe sono sempre più caratterizzati da diversità linguistiche e culturali. Una solida preparazione può aiutare i futuri insegnanti a individuare strategie didattiche efficaci, calibrate sulla lingua d’origine dello studente. Per esempio, uno studente con madrelingua slava o cinese potrebbe necessitare di maggiore esercizio nell’utilizzo dell’articolo rispetto a uno studente con madrelingua araba, in quanto le lingue slave e il cinese, ma non l’arabo, sono prive di articoli.

Infine, un altro ambito in cui la linguistica è sempre più chiamata ad intervenire è quello della ricerca sulla demenza e l’invecchiamento. Negli ultimi anni si sono ottenuti risultati estremamente interessanti nell’identificazione precoce del declino cognitivo attraverso l’analisi della sintassi e della pragmatica. 

E perché studiare linguistica proprio a Padova?

Perché nel nostro Ateneo si ritrovano tutti gli aspetti che ho appena elencato. L’Università degli Studi di Padova è una delle pochissime in Italia a offrire un corso di Laurea Magistrale in Linguistica con uno spirito universalista: vengono analizzati e approfonditi tutti i principali domini del linguaggio.

Abbiamo indubbiamente una ricca tradizione per quanto riguarda la sintassi, che viene affrontata da una prospettiva generativista – più specificatamente cartografica -, ma offriamo una formazione altrettanto solida in ambito fonetico, morfologico, pragmatico, semantico, etc. Ciò che rende il corso veramente completo è l’integrazione tra teoria e approccio empirico: dalla dialettologia alla psicolinguistica, dall’acquisizione del linguaggio alla logica… Alla fine del percorso, gli studenti acquisiscono una visione complessiva e approfondita del linguaggio in tutte le sue possibili declinazioni.

Il corso magistrale offre opportunità di stage o tirocini? Ed esperienze all’estero?

La maggior parte dei programmi Erasmus attivi è finalizzata alla stesura della tesi: lo studente viene indirizzato verso sedi che possano aiutarlo a sviluppare parte del proprio progetto di ricerca. Questo è reso possibile anche dalla rete di connessioni internazionali tra docenti.

Oltre ai classici percorsi di stage offerti dall’Ufficio Stage e Tirocini dell’Ateneo, il corso propone  stage curriculari interni, nella forma di brevi periodi di ricerca (75 ore) legati a progetti di singoli docenti, quali: ASIT – Atlante Sintattico dei Dialetti d’Italia; Synoi – SYNtax of Old Italian, corpus sintatticamente annotato di italiano antico; GRAVO – GRAmmatica del Veneto delle Origini, corpus sintatticamente annotato di veneto medievale; Archivio Sonoro dei dialetti veneti – analisi del dialetto veneto degli anni ‘70-‘90; LaLab – Language Acquisition Lab.

Qual è la differenza principale nell’approccio allo studio tra un corso di laurea triennale e un corso di laurea magistrale? Ci sono delle criticità con cui i nuovi iscritti potrebbero scontrarsi?

Nel corso magistrale lo studio si basa prevalentemente su articoli scientifici e testi specialistici, più che su manuali introduttivi. È quindi importante sapersi approcciare alla lettura critica dei materiali, anche in lingua inglese. Si tratta, almeno in linea teorica, di un’attività che richiede competenze già acquisite nella stesura di una tesi triennale.

Nella maggior parte degli insegnamenti del corso di laurea magistrale, la valutazione non si concentra tanto sulle nozioni acquisite, quanto sulla capacità di applicarle a problemi nuovi attraverso il ragionamento autonomo. In questo senso, l’obiettivo ultimo della laurea magistrale è preparare lo studente a sostenere una tesi articolata, a sapersi destreggiare tra la pars destruens e la pars construens di un’argomentazione. 

Le maggiori difficoltà, in genere, si presentano per i nuovi iscritti provenienti da altri atenei. Chi ha conseguito la laurea triennale a Padova e ha seguito insegnamenti quali Istituzioni di linguistica, Linguistica approfondimento o Dialettologia ha già familiarità con l’approccio adottato e possiede i CFU richiesti per l’accesso. 

Confrontandomi con alcuni colleghi della triennale, ho incontrato studenti che sono affascinati dalla linguistica, ma pensano sia una materia eccessivamente complessa e pertanto riservata a pochi “talenti naturali”. Lei cosa ne pensa? Crede che esistano delle predisposizioni imprescindibili per un linguista?

Innanzitutto occorre specificare che quanto affrontato dagli studenti della triennale negli insegnamenti di Istituzioni di linguistica e Linguistica approfondimento rappresenta solo una minima parte dell’intero universo della linguistica. Ci si concentra soprattutto su fonologia e sintassi e, più precisamente, sugli aspetti più “macchinosi”, più tecnici, di questi ambiti, necessari ad acquisire gli strumenti per proseguire con un’analisi più approfondita.

A chi si è trovato in difficoltà in questi primi approcci vorrei dire di non scoraggiarsi, perché esistono moltissimi modi di fare linguistica: l’abilità fondamentale, comune a tutti gli approcci, è la capacità di individuare degli schemi di regolarità, delle classi naturali. Se si è in grado di riconoscere uno schema ma si fatica a formalizzarlo, non è un problema: esistono molte branche della linguistica in cui non è strettamente necessaria una formalizzazione.

È anche vero che esistono i talenti naturali, studenti che riescono a vedere un albero sintattico in ogni frase, ad esempio. Ma questo è solo uno dei possibili approcci. Altri studenti potrebbero avere altre predisposizioni, come, ad esempio, una forma mentis atta a riconoscere tutte le diverse applicazioni di metafonesi dialettali. Cosa accomuna queste due forme di competenza? Il saper riconoscere classi naturali, delle regolarità, e dunque identificare le eccezioni.

Essere bravi linguisti significa, inoltre, avere una sana consapevolezza del reale e approcciarsi ad essa con metodo scientifico: saper guardare alla realtà nella sua complessità e formulare ipotesi strettamente basate sui dati.

Quale ritiene che sia il principale punto di forza del dipartimento di Linguistica del nostro Ateneo?

Credo che il rapporto tra colleghi sia uno dei veri capisaldi del nostro corso magistrale. Siamo un gruppo estremamente coeso, unito da una profonda amicizia – amicizia, nel senso più profondo del termine – : è un rapporto fondato sul reciproco rispetto e stima, sulla collegialità, sulla condivisione di affinità e interessi. Ciò favorisce la nascita spontanea di collaborazioni proficue, e ci permette di organizzare svariate iniziative (seminari, laboratori, convegni…) per coltivare un ambiente intellettualmente stimolante.

Proprio grazie a questa sintonia siamo anche in grado di rispondere con flessibilità e attenzione alle richieste degli studenti, collaborando, ad esempio, per attivare degli stage ad hoc.

C’è un messaggio che vorrebbe lasciare agli studenti che ci leggono?

Tullio De Mauro10 nelle sue Dieci tesi per una educazione democratica sosteneva che non bastasse l’insegnamento formale della grammatica, ma occorresse insegnare la complessità del sistema linguistico in tutte le sue sfaccettature. Il motivo è che la realtà è complessa e ha bisogno di una chiave di lettura altrettanto complessa. Infatti, la perdita della complessità è pericolosa: per citare Burckhardt11, «la negazione della complessità è l’essenza della tirannia».

Per ulteriori dettagli sul corso di Laurea Magistrale in Linguistica e su procedure e criteri di ammissione, è possibile consultare l’avviso di ammissione e la pagina Moodle del corso.

Note:

  1. Marguerite Yourcenar (1903-1987), pseudonimo di Marguerite Antoinette Jeanne Marie Ghislaine Cleenewerck de Crayencour, è stata una scrittrice, poetessa e saggista francese con cittadinanza statunitense. Il romanzo storico Le memorie di Adriano è la sua opera più famosa: edito nel 1951, le è valso nello stesso anno il Prix de Critique. ↩︎
  2. Avram Noam Chomsky (1928-) è linguista statunitense, docente ad Harvard e al Massachusetts Institute of Technology, e fondatore della grammatica generativo-trasformazionale. La nuova teoria formale dei linguaggi viene postulata inizialmente in Syntactic structures (1957) ed è poi ulteriormente sviluppata in Aspects of the theory of syntax (1965). Oltre ad aver rivoluzionato con le sue idee l’approccio alla linguistica, è anche impegnato in numerose campagne pacifiste. ↩︎
  3. Karin Stüber (1970-) consegue il dottorato presso il Dipartimento di Old and Middle Irish della National University of Ireland nel 1998. Dal 2014 è docente di Linguistica comparata presso l’Università Julius-Maximilians di Würzburg. Tra i suoi interessi di ricerca si annoverano la morfologia nominale dell’indoeuropeo e la sintassi delle lingue celtiche. ↩︎
  4. Michele Loporcaro (1963-) è linguista e glottologo italiano, i cui studi sono incentrati sulla dialettologia e la storia della lingua italiana. Attualmente è docente di Linguistica presso l’Università di Zurigo. ↩︎
  5. I corpora (plurale di corpus) linguistici sono raccolte di testi o di produzioni orali conservate in forma scritta, utilizzate prevalentemente per scopi di ricerca. Un corpus sintatticamente annotato (anche definito treebank) ha come oggetto di studio i rapporti di dipendenza tra le parole e l’analisi dei costituenti. ↩︎
  6. Anthony Kroch (1946-2021) è stato docente di Linguistica presso l’Università della Pennsylvania. Il suo contributo alla ricerca si è incentrato su sintassi storica, formal syntax e interfaccia sintassi/semantica. ↩︎
  7. Beatrice Santorini, dopo aver conseguito il PhD in Linguistics presso l’Università della Pennsylvania nel 1989, è stata docente nel dipartimento di Linguistica dell’UPenn fino al 2010 e senior fellow fino al 2024. Attualmente è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova all’interno del progetto PRIN 20224XEE9P “La teoria parametrica testata sui corpora storici: misurazione del potere esplicativo e predittivo della teoria dei parametri sui corpora storici – PARTHICO”. ↩︎
  8. Paolo Ramat (1936-) è glottologo italiano. Tra i suoi interessi di ricerca si ricordano la linguistica storica, la linguistica indoeuropea e la tipologia linguistica. Dal 1974 al 2007 è stato docente ordinario di Glottologia presso l’Università di Pavia. ↩︎
  9. Il Discorso della montagna è un sermone riportato nel Vangelo secondo Matteo 5,1-7,29. È un passo considerato esplicativo della dottrina cristiana, che comprende le beatitudini, il Padre Nostro e le parabole del ‘sale della terra’ e del ‘porgere l’altra guancia’. ↩︎
  10. Tullio De Mauro (1931-2017) è stato un linguista e saggista italiano. Ha ricoperto la carica di Ministro della Pubblica Istruzione dal 2000 al 2001. ↩︎
  11. Jacob Burckhardt (1818-1897) è stato uno storico e critico d’arte svizzero. ↩︎

Immagine di copertina tratta da https://ssu.elearning.unipd.it/course/view.php?id=988

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