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Intervista a Progetto Archetypon

Gianluca Di Teodoro e Giovanni Salvagnini Zanazzo, dottorandi rispettivamente in Filologia romanza e Teoria della Letteratura, sono tra gli organizzatori di Progetto Archetypon, un ciclo di seminari nato nel Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università degli Studi di Padova, di cui racconteranno origini, storia, vocazione e prospettive. 

Parliamo delle origini di questo ciclo di seminari. Com’è nato ‘Progetto Archetypon’?  

Gianluca: Progetto Archetypon è nato da un’idea di Fabio Berlanda1, attualmente dottorando all’Università di Roma Tre e, per cotutela, a Lione. Durante il suo percorso di Laurea triennale in Lettere ha sentito la necessità di approfondire la nozione di “archetipo” – termine che aveva già spesso incontrato nei suoi precedenti studi in Psicologia. Tale necessità è stata comunicata ad alcuni docenti, in primis il professore Adone Brandalise2 e il professore Alvaro Barbieri3 (poi il professore Davide Susanetti4 e altri), nonché ad alcuni amici e amiche. 

Si è creato un gruppo studentesco molto folto, accompagnato dai docenti, che hanno dunque pensato di costituire un ciclo di seminari. L’intero processo si è svolto tra il 2019 e il 2020, periodo nel quale si è pensato a come strutturare l’iniziativa e a contattare i gli ospiti. 

Poi, proprio quando il ciclo di seminari avrebbe dovuto avviarsi, è scoppiata la pandemia da COVID, ed è stato necessario spostarlo online, nel format che conserva tuttora. Inizialmente questa modalità è stata accolta con sospetto e sfiducia. In seguito, ci si è resi conto dei numerosi vantaggi, come la libertà nella gestione dei tempi: il primo incontro è durato tre ore. Ma non solo, si è constatata anche la possibilità di coinvolgere e accogliere con facilità l’interesse di figure esterne all’Università di Padova.

Giovanni: Nonché molto lontane. Per esempio, abbiamo tenuto un incontro con Fabio Tiddia, che attualmente vive e lavora come ricercatore in Iran. 

Gianluca: Di recente stavo guardando i manifesti delle edizioni passate e ho notato come all’inizio gli ospiti fossero tutti, o quasi tutti, interni all’Università di Padova; col passare degli anni siamo riusciti a coinvolgere molti più profili da altre zone d’Italia e dall’estero. Se dovessimo invitarli in presenza si presenterebbe la necessità di fondi di cui attualmente non disponiamo.

Voi come vi siete avvicinati a questa iniziativa? Ora chi partecipa attivamente?

Giovanni: Io mi sono avvicinato all’iniziativa nel 2023, quando Archetypon era già avviato all’interno della comunità studentesca. Ho conosciuto Fabio Berlanda nel 2022, ad un corso di Scrittura creativa qui all’Università di Padova. 

A oggi, siamo sei membri attivi, più qualche nuova leva. Partecipano dottorandi e studenti delle lauree triennali e magistrali.

Gianluca: Io mi sono avvicinato a Progetto Archetypon nei momenti iniziali del suo costituirsi, quando ancora si stava programmando il primo ciclo di seminari. Le tematiche affrontate e i riferimenti sollecitati hanno subito stimolato il mio interesse. Oltretutto, il coinvolgimento del professor Brandalise e del professor Barbieri – i cui corsi di Teoria della letteratura e Filologia romanza mi erano piaciuti molto – rappresentavano un’indubitabile forma di garanzia rispetto alla validità del progetto.

I vostri interessi di ricerca personali si possono coniugare con i temi di Progetto Archetypon?

Giovanni: Per quanto mi riguarda, l’aspetto più allettante è la possibilità di approfondire il tema della mistica. L’argomento mi aveva già interessato nel 2022, quando ho avuto modo di seguire l’ultimo corso tenuto – online – dal professor Brandalise sul vasto tema dello Spirito nella letteratura occidentale. In particolare, il professore discorreva di Meister Eckhart5, della povertà assoluta, e spalancava la questione della trascendenza del “piccolo io” individuale, cose che hanno molto a che fare con l’idea di soggettività negativa di cui tento di occuparmi in dottorato.

Tramite il professor Brandalise, Progetto Archetypon è stato un po’ il prolungamento naturale di queste riflessioni; si è raggiunta una più marcata dimensione interculturale attraverso il contributo di altre personalità, come quella del professore Giangiorgio Pasqualotto6. Direi quindi che Progetto Archetypon, dal mio punto di vista, è stato un modo per accelerare l’apertura di porte che probabilmente avrei impiegato molto più tempo ad individuare.  

Gianluca: Nel mio caso sembrerebbe più difficile, perché io mi occupo di Filologia romanza. Tuttavia, ho sempre inteso quest’ultima come una modalità di lettura dei testi finalizzata a un’ermeneutica degli stessi, e non solo come semplice insieme di strumenti filologico-linguistici. utili unicamente allo studio della tradizione (manoscritta e non) di un’opera, della sua veste linguistica e del suo inserirsi nel contesto storico di riferimento. In relazione a tutto ciò, quello che sto studiando attualmente è un motivo letterario, e il motivo è qualcosa che è caratterizzato da dinamiche estremamente sovrapponibili a quelle dell’archetipo: è qualcosa di difficilmente definibile al di là delle sue diverse rappresentazioni storiche, che ritorna nelle diverse culture e nei diversi tempi, in diacronia.

La vocazione del progetto è quella di indagare la nozione di ‘archetipo’. Come articolate le vostre ricerche? 

Gianluca: Sono articolate in una dimensione collettiva. Il gruppo si incontra e dialoga sulle possibili tematiche e sui possibili professori da invitare. Le ricerche per i seminari vengono sviluppate di volta in volta e ognuno di noi le declina in maniera individuale e autonoma. I seminari non sono tanto un luogo dove recepire dei contenuti, quanto un esercizio di pensiero. 

Giovanni: Ogni anno individuiamo un titolo, che è più che altro una sollecitazione offerta ai relatori, incoraggiandoli a declinarla secondo le linee tematiche che avvertono come più affini. 

L’anno scorso il tema era “Sul margine dell’inattuale”. Quest’anno il ciclo dei seminari è incentrato sulle “Origini Future”.

Gianluca: Ovviamente origine è una nozione che si lega strettamente a quella di archetipo. Al titolo si accompagna un testo descrittivo che funge da spunto per le possibili declinazioni del tema. Per l’appunto, se si osserva il calendario di quest’anno, gli argomenti trattati sono i più disparati: dall’incipit musicale affrontato col professore Pier Alberto Porceddu Cilione7, alle neuroscienze, al tempio come spazio sacro e dispositivo simbolico. E noi vogliamo che sia così, che la tematica venga declinata in maniera libera e autonoma, anche in relazione alle ricerche svolte nel corso della carriera dei relatori che ospitiamo. L’anno prossimo il tema dei seminari sarà “Sul Metamorfico”, riprendendo la dinamica per eccellenza dell’archetipo, mai definibile attraverso un elenco tassonomico di sue caratteristiche, ma solamente nelle sue diverse riattualizzazioni, quindi nel suo continuo ripresentarsi. 

Giovanni: Una caratteristica del nostro progetto (e forse anche per questo i professori si mostrano molto interessati) è quella di riconvocare alcune personalità, profili di pensiero, letterati, filosofi, religiosi, che attualmente trovano poco spazio all’interno di un corso accademico. L’anno scorso si è parlato di Ernst Jünger e Cristina Campo, per esempio. 

Gianluca: Sì, l’obiettivo del ciclo seminariale dell’anno scorso era programmaticamente – come si evince dal titolo “Sul margine dell’inattuale” – quello di richiamare profili e modalità di pensiero che è difficile incontrare in un ordinario percorso didattico universitario. I nostri incontri hanno sempre chiamato in gioco riferimenti molto vari, spesso propri di dimensioni culturali lontane. Si pensi agli incontri con il professore Giangiorgio Pasqualotto, il professore Marcello Ghilardi8 e Fabio Tiddia per indagare la dimensione orientale. 

Quanto tempo occorre per organizzare il calendario degli incontri?

Gianluca: Ogni anno è diverso. Solitamente, verso la fine del secondo semestre si pensa all’anno successivo, ma quest’anno ci siamo mossi in anticipo e abbiamo già spedito la gran parte degli inviti per la prossima edizione e confermato le collocazioni. 

L’organizzazione dei seminari è in mano agli studenti, ma siete supportati da diversi professori. In che modo vengono coinvolti i docenti? 

Gianluca: I professori partecipano attivamente soprattutto durante i seminari. Tra coloro che attualmente ci accompagnano figurano Adone Brandalise, Alvaro Barbieri, Davide Susanetti e Marcello Barison9. Prendono parte all’introduzione dell’ospite e al dialogo, solitamente molto sentito, durante i seminari. Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, intervengono soprattutto nella scelta della declinazione specifica da dare al seminario all’interno dell’Anno Accademico. 

Giovanni: E anche nella scelta degli ospiti. 

Gianluca: Infatti, prendono un primo contatto con le studiose e gli studiosi, che noi contattiamo in via ufficiale. I docenti hanno un ruolo decisivo, nutrono il progetto con il loro pensiero e la loro partecipazione, con grande stimolo. Il clima è sempre amichevole e poco istituzionale, abbiamo anche momenti conviviali. Si è instaurato un rapporto che va oltre il semplice dialogo dottorando/studente-professore. All’interno delle aule questo è inevitabilmente difficile da realizzare. 

L’affinità è nata fin da subito. Quando Fabio ha proposto al professor Brandalise e al professor Barbieri la sua idea, si sono mostrati convinti e stimolati e ogni anno ci dimostrano la loro forte presenza e grande interesse.

Pensate che in futuro il Progetto possa prendere una forma diversa? 

Gianluca: Sono tante le possibili opzioni che si sono discusse nel corso degli anni, come quella di affiancare a questi seminari una pubblicazione in forma scritta- anche se questa idea si scontra con le necessità organizzative e le tempistiche che ognuno di noi ha, ragion per cui per ora è rimandata-. 

Attualmente tutti i nostri incontri sono già reperibili su YouTube. 

Qualora Progetto Archetypon dovesse rimanere “solamente” un ciclo di seminari, con questa continuità, noi saremmo comunque decisamente contenti. Forse, la dimensione orale è quella più adatta ai nostri discorsi, per la sua impermanenza. 

Giovanni: Anche perché il testo scritto presuppone nel lettore un certo orizzonte d’attesa, una fissazione, che noi non abbiamo necessità di trovare. E la dimensione orale favorisce un pensiero che rimugina, distante dalla linearità. 

Voi cosa vi augurate per questa iniziativa? 

Giovanni: Spero che il progetto possa continuare a esistere, man mano che noi del gruppo originario siamo costretti ad allontanarci. Sarebbe auspicabile che ci fossero nuove leve che possano dare nuova linfa e mantenere la connessione al tessuto studentesco. La squadra attuale è in carenza, temo a causa della divaricazione fisiologica dei percorsi di vita dei partecipanti.

Gianluca: Sì, l’auspicio è quello di continuare. Nell’immediato futuro non c’è il rischio di una sospensione dei lavori. Tuttavia, alcuni di noi saranno presto anche fisicamente lontani dal territorio padovano. Non avere più una quota studentesca a Padova -che riesca a dialogare con i professori, che rappresenti uno stimolo per il progetto- sul lungo termine può diventare un problema. 

Siete, dunque, alla ricerca di nuove menti che vogliano contribuire attivamente al Progetto. Bisogna rispondere a delle caratteristiche specifiche per candidarsi? 

Gianluca: L’unico aspetto importante è la passione nei confronti delle tematiche e degli approcci che proponiamo e la partecipazione all’interno degli incontri stessi, nei dialoghi conclusivi, nonché una partecipazione organizzativa, di risposta alle domande studentesche che chiedono informazioni per i CFU (che è anche l’elemento più impegnativo). 

Come si concilia l’organizzazione dei seminari con gli altri impegni quotidiani? Quanto tempo dedicate al progetto? 

Giovanni: Dipende dal periodo. Quando arriva la valanga di richieste di conferma delle presenze per l’attestato dei CFU, spesso bisogna prendersi un’intera giornata: registriamo circa 200 presenze ad incontro.

Gianluca: Poi, ogni componente del gruppo ha un ruolo specifico. Io, per esempio, mi occupo della dimensione social, quindi in prossimità dell’evento devo organizzare le “dinamiche pubblicitarie”. Altri ruoli sono quelli di Sofia, solitamente addetta alle presentazioni dei professori e alle presenze, di Giovanni, che risponde alle email…

Cosa può offrire l’entrare a far parte degli organizzatori di Progetto Archetypon? 

Giovanni: Dalla mia esperienza, posso dire che partecipare dà la possibilità di vedere come, rispetto alla forma più didattica delle lezioni, esistano anche altre forme di praticare l’università.

Gianluca: Inoltre, vivere il progetto dall’interno ti dà qualche nozione ed esperienza in più rispetto all’organizzazione di un evento, che può sempre servire. Poi, è un’occasione per fare comunità con persone che hanno i tuoi stessi interessi, che sono attratte dagli stessi approcci di studio e di pensiero; è, “banalmente”, un momento di amicizia e condivisione.

Gianluca: Proprio perché si esce dai riferimenti più classici, non nascondiamo che si possano incontrare delle difficoltà rispetto a quanto viene dette. 

Giovanni: Una difficoltà che è anche nostra, non solo degli studenti che assistono. Ma bisogna accettare anche di farsi sommergere, travolgere dalle difficoltà. 

Gianluca: La difficoltà nel comprendere in toto quello che i professori dicevano quando ero studente è sempre stata uno stimolo, non una fonte di repulsione. È un momento di pensiero tutt’altro che piano e disteso, ma ti spinge a metterti in gioco, è un’avventura nel vero senso della parola.

Se doveste descrivere la vocazione di ‘Progetto Archetypon’, cosa direste?

Gianluca: Il nostro seminario è un luogo dove dialogare in maniera molto libera, non necessariamente vincolato alla comunicazione di un sapere didatticamente organizzato. Si lascia molto spazio per la fase di dialogo. Questo fa sì che l’intervento abbia una durata da quarantacinque minuti a un’ora, cui segue una discussione di un’ora, un’ora e mezza. Si dà molto spazio al pensare insieme. 

C’è anche una interdisciplinarietà: difficilmente si riesce ad inquadrare ciò che si ascolta all’interno di una singola disciplina, come può essere la Filologia romanza, la Teoria letteraria o la Filosofia, per esempio. Anche per i professori, secondo me, è un’occasione per guardare un po’ più in là del proprio ambito di studio. 

Giovanni: Ѐ un progetto extra-vagante rispetto alle solite tematiche di àmbito accademico.

Gianluca: E poi, questi seminari sono una modalità di messa in discussione delle proprie categorie di pensiero. Questa è, per me, l’azione per eccellenza dell’esistenza umana: porsi delle domande.

Giovanni: Domande a cui, naturalmente, non ci sono risposte. 

Per chiunque fosse interessato, di seguito i recapiti di Progetto Archetypon

E-mail: progettoarchetypon@gmail.com

Instagram: @progetto_archetypon

Facebook: ProgettoArchetypon

YouTube: @progettoarchetypon3714

Note:

  1. ndr. già intervistato dalla nostra redazione: clicca qui. ↩︎
  2. Adone Brandalise, filosofo e letterato italiano, professore associato confermato di Teoria della Letteratura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, in pensione.
    ↩︎
  3. Alvaro Barbieri, professore ordinario di Filologia romanza presso il DiSLL dell’Università di Padova. 
    ↩︎
  4. Davide Susanetti, professore ordinario di Letteratura greca presso il DiSSGeA dell’Università di Padova. 
    ↩︎
  5. Meister Eckhart (1260-1327 ca.), teologo e religioso tedesco. ↩︎
  6. Giangiorgio Pasqualotto, professore di Estetica presso il DiSLL dell’Università di Padova, ora in pensione.
    ↩︎
  7. Pier Alberto Porceddu Cilione, ricercatore in Estetica presso l’Università di Verona. 
    ↩︎
  8. Marcello Ghilardi, professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Padova. 
    ↩︎
  9. Marcello Barison, professore associato di Estetica presso la Libera Università di Bolzano. 
    ↩︎

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