di Jacopo Patat

Il 31 gennaio scorso si è chiuso uno dei capitoli di maggior successo della storia della musica Pop/RnB e non solo. Dopo un’attesa di 3 anni, prolungata ulteriormente di una settimana a causa degli incendi scoppiati a Los Angeles, The Weeknd ha rilasciato il suo nuovo album, “Hurry Up Tomorrow”, ultimo elemento della trilogia iniziata nel 2020 con “After Hours” e proseguita nel 2022 con “Dawn FM”. La peculiarità dell’album è che esso rappresenta la conclusione del percorso musicale, almeno sotto questo pseudonimo, dell’artista canadese. The Weeknd, all’anagrafe Abel Makkonen Tesfaye, aveva già da lungo tempo affermato di voler smettere di essere conosciuto in questo modo e di iniziare a usare il proprio nome di battesimo, e lo aveva ripetuto nel dicembre scorso, quando in alcune città statunitensi e canadesi erano comparsi dei cartelloni pubblicitari dell’album, che dovevano mostrare la scritta “The Weeknd is Near”, ma dove erano presenti solo le lettere che formavano la frase “The end is Near” . E questa fine si è avvicinata sempre di più finché non è giunta.
“Hurry Up Tomorrow” è un disco fortemente diverso rispetto agli altri due della trilogia, per non parlare degli album precedenti (Starboy, Beauty Behind the Madness ecc.). Al suo interno non è più presente il ragazzo disperato per una relazione sentimentale ormai terminata, che gli aveva lasciato un’enorme serie di ferite aperte e di botte, come raccontato e mostrato nella copertina di “After Hours”, né quello proiettato 40 anni nel futuro, e quindi ormai anziano, che non riesce a uscire dal limbo della relazione già citata, la quale sembra che non gli darà pace nemmeno post mortem, come si può capire in “Dawn FM”. Nel nuovo disco gli ascoltatori trovano un uomo pronto alla rinascita, un uomo che vorrebbe sparire e risvegliarsi come una nuova persona, non più come The Weeknd bensì come Abel, esprimendolo chiaramente in “Red Terror” quando canta “call me by the old, familiar name”, un uomo che non teme l’abbandono del personaggio che lo ha accompagnato per ben 14 anni, per il fatto che quanto è stato creato non morirà, ma sarà eterno o “Timeless”, per citare il brano in cui questo viene affermato. L’artista in questo album è stufo del presente, e quindi incita il domani a sbrigarsi ad arrivare.
La principale novità, che rappresenta un unicum nella discografia di The Weeknd, è l’ingente presenza di elementi legati alla religione cristiana nei testi delle canzoni che compongono il suddetto album. Ciò si può notare infatti sin dal brano di apertura del disco, “Wake me up”, che si struttura come parte di un requiem, ma è riscontrabile anche nel secondo singolo estratto dall’album, ossia “São Paulo”, che vanta la collaborazione dell’artista brasiliana Anitta e che riprende il nome di uno dei più importanti santi del Cristianesimo. Sono inoltre presenti una serie di brani che abbracciano appieno riferimenti e connessioni con la suddetta religione, quali “Baptized in Fear”, dove l’artista sembra ricevere finalmente il perdono per i peccati commessi nell’album “After Hours”, o “I Can’t Wait To Get There”, dove il titolo, che sembra richiamare l’agognato raggiungimento del Paradiso per il fedele, si riferisce invece alla volontà di The Weeknd di terminare il proprio percorso artistico e di liberarsi dal peso di essere quel personaggio. Ultimo, ma non per importanza, è “Give Me Mercy”, dove l’artista chiede effettivamente misericordia (mercy, appunto) a Dio, e di farsi perdonare per i suoi peccati. Questi fatti sembrano rappresentare una maturazione dell’artista, che non vuole più vivere una vita da peccatore e che è ben conscio degli atti impuri commessi in passato, che a lungo ha raccontato nei tre mixtape iniziali, “House of Balloons”, “Thursday” e “Echoes of Silence”.Questa, dunque, è veramente la fine di The Weeknd? L’artista in grado di dominare le classifiche negli ultimi 10 anni davvero sparirà nel nulla dopo averci lasciato un altro monumento musicale? Sicuramente per scoprire la risposta a questa domanda dovremo come minimo aspettare l’uscita del film “Hurry Up Tomorrow”, prevista per il 16 maggio prossimo, e che vanterà la presenza di Jenna Ortega e Barry Kheoghan, oltre ovviamente a quella di Abel Tesfaye, ma soprattutto bisognerà attendere la conclusione del tour che l’artista svolgerà tra Canada e Stati Uniti tra maggio e settembre prossimi, dove sarà accompagnato dal suo produttore, Mike Dean, e soprattutto sarà affiancato da Playboi Carti. E poi, chissà, magari verrà realizzato un tour a livello globale, rallentando così, almeno un po’, l’avvento del domani..
Sitografia
https://variety.com/2025/music/news/the-weeknd-hurry-up-tomorrow-interview-ending-career-1236268897/
https://twitter.com/theweeknd/status/1873889237550158268/video/1
https://genius.com/The-weeknd-baptized-in-fear-lyrics
https://genius.com/The-weeknd-i-cant-wait-to-get-there-lyrics
Immagine di copertina tratta da https://wallpapercat.com/the-weeknd-wallpapers
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