inChiostro

per scoprire il mondo da una prospettiva umanistica


Palla di fuoco

di Corrado Tringali

Si udì il trillo del campanello. Bill lanciò uno sguardo all’orologio: erano quasi le undici del mattino. Si era appena alzato, e andò ad aprire la porta in boxer e canottiera.

«John! Che ci fai qui? Com’è che sei già sveglio a quest’ora?»  

«Ciao Bill. Fammi entrare. Non ho dormito tutta la notte.»  

Bill lo guardò: aveva le pupille dilatate, la barba lunga, e indossava una camicia color senape su dei jeans sdruciti. E non aveva scarpe.

«Ma che cazzo hai combinato? Stai peggio del solito.»  

«Fammi entrare, così ti spiego cosa mi è successo. Anche se non ci crederai.»

«Accomodati… ma cerca di non vomitare sul divano.»  

John entrò; ci volle solo un passo per arrivare al divano, dove si accasciò, con il capo riverso sulla spalliera. Bill lo vide scrutare con attenzione il soffitto.

«Sai, dovresti togliere un po’ di quei ragni dal soffitto…»  

«John, sei strafatto, non c’è nessun ragno sul soffitto.»   

L’altro fece una pausa, strofinandosi gli occhi come per vedere più nitidamente.

«Allora? Ti decidi a dirmi come ti sei ridotto in questo stato?»

«Ho preso la palla di fuoco.»   

Bill si girò di scatto per guardarlo, con un’espressione incredula.

«Ma che dici, è roba che non si trova in giro. E poi non hai tutti quei soldi, John!»  

«Ok, capisco che tu non mi creda, ma… me l’hanno offerta dei tizi, ieri.»  

«Per quale cazzo di motivo avrebbero dovuto regalarti della roba, di qualsiasi tipo?»  

«Ecco… io… cercavano dei volontari per provare la palla di fuoco. Se accettavo di provarla, potevo averla gratis.»  

«Ma dai! Non conosco nessuno che l’abbia provata.»  

«Adesso lo conosci, Bill. Devi credermi.»  

«D’accordo, faccio finta di crederti. Com’è stato il viaggio?»  

«Non avevo mai provato niente del genere.»  

«Fammi indovinare… hai avuto un bad trip!»  

«Assolutamente no. La mia mente si è dilatata. Ho visitato ogni singolo neurone del mio cervello. Io… ho percepito l’essenza dell’universo. Ho avuto il dono della conoscenza. So praticamente tutto. Ma non credo che tu possa capire…»  

Bill arricciò la faccia, quasi disgustato.

«No che non ti capisco, John. Che cazzo significa che sai tutto? Puoi darmi le previsioni del tempo? Dimmi se fra mezz’ora pioverà o ci sarà il sole.»  

«Pioverà dalle 11:07 alle 12:46 di questa mattina. Ma queste sono cazzate, Bill. Io ho visto la creazione… e so come andrà a finire. Ho le risposte a tutte le domande.»

Bill si girò verso John, accentuando la smorfia di disappunto.

«Bene, grande genio, allora cosa ci fai ancora qui? Fa’ un po’ di soldi con le scommesse o inventati qualcos’altro! Io intanto vado a pisciare!»

Bill si allontanò per entrare in bagno, dove svuotò rumorosamente la vescica.

Quando lo vide tornare nella stanza, John assunse un’espressione cupa.

«C’è un grosso problema, Bill: ho capito che mi hanno dato la roba per un… esperimento più grande. Molto più grande.»

«Cazzo, John! Vuoi deciderti a farmi capire qualcosa?»

«Io… non è facile. Non conosco le parole adatte. Insomma, sto… oscillando fra tre universi differenti. Se questa oscillazione non si ferma, tutto potrebbe implodere. Ritorneremmo allo stadio primigenio, all’universo puntiforme.»  

«John, ma come parli? Stai delirando. Qualunque cosa ti abbiano dato, ti ha fuso il cervello.»

«Bill, la faccenda è molto più seria di quanto tu non pensi.»

L’altro guardò fuori dalla grande finestra, con un sorriso beffardo aleggiante sulle labbra.

«Aspettiamo ancora qualche minuto… così sapremo se le tue previsioni del tempo sono azzeccate. A me pare che fuori ci sia solo qualche nuvola.»  

«Ascoltami, Bill. Prendi la tua mazza da baseball. Non c’è un minuto da perdere.»  

«Te l’ho detto, John, sei strafatto. Che ci devi fare con la mazza da baseball? E poi non so neanche dove sia finita.»   

Bill sorrise dentro di sé: nel caos della sua casa, non era certo facile trovare la sua mazza, che era riposta in un’altra stanza, dentro a un armadio.

John si alzò dal divano, si guardò attorno.

«È nella stanza accanto, – disse – dentro l’armadio scuro. Quello che ti ha comprato tuo padre.»  

Bill lo guardò allibito.

«Cosa? Mio padre?… Come cazzo fai a saperlo? Hai rovistato fra le mie cose, l’ultima volta che sei stato qui?»  

«Ma no! Non posso spiegartelo… È una fisica che non è ancora stata inventata. Potrei scrivere l’equazione… ma questo richiederebbe anche la descrizione della forza elementare… Non abbiamo tutto questo tempo, Bill, e non sono sicuro che riuscirei a farti capire.»  

«Ora mi stai stufando, John, vieni qui strafatto e cominci a blaterare con tutte queste parole del cazzo che non significano niente…»  

«Ti prego, Bill. Non c’è molto tempo. Devi fermare la mia oscillazione.»  

Mentre l’altro lo guardava imbambolato, John si mosse deciso verso l’altra stanza, aprì l’anta dell’armadio e tornò con la mazza da baseball. Si piazzò davanti a Bill.

«Ecco, devi colpirmi proprio qui, al centro della fronte.»  

«John, che cazzo stai dicendo? Mi fai quasi paura.»  

«Ascolta, Bill, io credo di aver capito da dove vengono quelli che mi hanno fatto provare quella roba. È un esperimento, ma potrebbe annientare il nostro universo. Per loro è irrilevante, ne hanno a migliaia.»  

«Sei completamente fuori di testa, John.»   

«Ti prego Bill, non so a chi altro chiederlo.»  

John si avvicinò ancora, porgendogli la mazza.  

Per un attimo, sembrò che il tempo si fosse fermato.

Poi, improvvisamente, John si fermò, guardando l’altro con gli occhi sbarrati.

«Cristo santo, Bill… Hanno capito! Adesso sei tu che stai oscillando fra tre universi paralleli.»  

«John, forse è meglio che tu vada a casa. Fatti una bella dormita e ci rivediamo quando starai meglio.»  

«Bill, non riesco a spiegartelo… tu adesso… hai assunto la natura di un’onda… stai oscillando con una frequenza superiore alla mia… non c’è più tempo…»  

«John, che cazzo vuoi fare con quell’affare? Mettilo giù!»  

«Non preoccuparti, Bill… è solo uno stato transitorio, durerà un attimo!»  

«John, ti prego, metti subito giù quella—»  

Prima che potesse completare la frase, Bill fu raggiunto dal colpo, esattamente al centro della fronte. Si accasciò senza un gemito. 

John notò che gli schizzi di sangue spiccavano molto sulla camicia color senape.

Subito dopo, avvertì il ticchettio della pioggia sui vetri.

L’orologio alla parete segnava le 11:07.

Note:

In copertina: L’esplosione del papavero, Corrado Tringali.

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