di Gunnar Thorgilsson
Nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo.
(Johann Wolfgang von Goethe)
Da mesi le pagine sanno di niente; da mesi non scrivo nulla che mi soddisfi; da mesi io e questa (sempre più vana) speranza non usciamo fuori dallo studio. Il problema è che non ci vorrò uscire fin quando non avrò scritto qualcosa che varrà d’esser letto.
Cerco disperatamente la maledetta ispirazione. La definizione riporta:
intervento divino, soprannaturale e sim., che agisce sull’uomo fornendo uno stimolo alla sua fede, alla sua fantasia creatrice, ecc.: parlare per i. divina; oppure: empito creativo, stato di fervore da cui un’opera d’arte prende forma e sim.: aspettare,cercare l’i.1
Chiamatela come volete, eppure non la trovo.
Le ho provate tutte: ho ripensato alla mia infanzia e al dolore dei miei primi lutti; ho sperato di trovare qualcosa di profondo nel ricordo della delusione negli occhi di mio padre; ho peccato di superbia quando, emulando Dante, ho provato a pescarla nell’amore rifiutato; ho cambiato strategia, tentando di passare alla prosa logica, come Quevedo, il “letterato dei letterati” (secondo Borges). Niente di tutto ciò è servito. Solo miserie. Miserie tracciate nero su bianco.
Come l’abate Faria: un pazzo che sa dell’esistenza di un tesoro ma è rinchiuso in una prigione aspettando che la malattia lo consumi.
Perché è così: io l’ispirazione la conosco, ne ho avuto a che fare molte volte. Testimoni le mie migliaia di pagine scritte, le centinaia di testi pubblicati, le decine di premi vinti. E invece di peccare di tracotanza come quel re che a Tebe ingiuriò Giove, i dubbi sovrastano la mia mente in questo momento. Saramago, attraverso la sua penna, ebbe la capacità di descrivere così verosimilmente un mondo devastato da un’epidemia di cecità; ora la mia testa tenta una prosa analoga, cercando di insinuare in me una presunta realtà: come nel Don Chisciotte Alonso Quijano si convinse di essere un cavaliere errante, anch’io mi convinco di non aver mai prodotto un periodo di senso compiuto in tutta la mia vita. Una sciagura, direte voi, una condanna, o addirittura un problema. No, il contrario: finalmente non sono più schiavo di questa letteratura come Acab lo fu della balena.
Finalmente sono libero.
Foto di copertina: Scuola di scrittura
- ispirazione, in “Vocabolario Treccani”, http://www.treccani.it/vocabolario/ispirazione/ ↩︎

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