inChiostro

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Giustizia riparativa

Un rumore mi fa svegliare di soprassalto. L’orecchio tende sull’attenti verso la televisione, accesa con un volume troppo alto per il mio udito raffinato; con gli occhi ora spalancati vedo una mano puntare verso lo schermo il telecomando, poi messo sul bracciolo del divano. Riconosco la voce di mamma: «Dai, sta per cominciare!». Non è rivolta a me, quando parla con me usa nomignoli e un tono stridulo.

Lui la raggiunge di fretta e, sedendosi, affossa il cuscino del divano dove sono acciambellato. Non riesco più a stare comodo. Lo osservo mettere i piedi sul tavolino. Quando ci salgo io, sul tavolino, vengo preso e posato a terra «perché se mamma guarda la tv a cena lì ci mette il cibo», ma adesso lui può farlo e il cibo ce l’ha in una grande ciotola sul divano. Lo guardo per un po’, non mi fa nemmeno un grattino tra le orecchie. Scendo dal divano e mi alzo sulla punta delle zampe posteriori per portare quelle anteriori sul tavolino. Annuso, l’odore non mi piace e spazio per me non ce n’è, quindi scendo di nuovo a terra. Allora vado da mamma e salto sulle sue gambe. Lei istintivamente passa una mano tra il pelo del mio dorso, mentre io cerco la posizione giusta per riprendere a dormire. Non ci metto molto a trovarla e le coccole conciliano il sonno.

«Sai, questa scena l’hanno girata tre volte: in una il detective sa che il protagonista è l’assassino, in una crede sia innocente, in una non ne è certo» mamma smette di muovere la mano per ascoltare lui «e le hanno montate mescolandole insieme, per confondere lo spettatore». Iniziano una conversazione, sovrapponendo le loro voci a quelle del film e creando un caos che non sopporto. Mi hanno svegliato già due volte, così non può continuare. 

Li fisso ma non ottengo silenzio. Quindi mi alzo, mi stiracchio allungando le zampe in avanti e la coda all’indietro, salto rapidamente sul bracciolo del divano e scelgo il posto perfetto per un nuovo sonnellino: mi accovaccio sul telecomando, la televisione si spegne. 

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