di Benedetta Scapin
«Avrai notato che Twin Peaks è diversa, lontana dal resto del mondo, ed è proprio per questo che ci piace, ma c’è anche il rovescio della medaglia […]: c’è una specie di malattia nell’aria, qualcosa di molto, molto strano tra questi vecchi boschi. Puoi chiamarla come vuoi- una maledizione, una presenza. Assume forme diverse, ma è stata tenuta lontana da qui da tempo immemorabile, e noi siamo sempre pronti a combatterla, come i nostri padri, e non finirà con noi […]»: così, nel quarto episodio della prima stagione, lo sceriffo Truman descrive la cittadina in cui è nato e lavora, Twin Peaks. Per chi non avesse mai visto la serie- imperativo categorico: recuperarla quanto prima!-, Twin Peaks è un villaggio della provincia americana in cui si è consumato un terribile femminicidio, quello dell’appena diciassettenne Laura Palmer. Così, per affrontare il caso, viene inviato l’agente speciale Dale Cooper, che il 24 febbraio arriva per la prima volta in questo luogo apparentemente fuori dal mondo. È da questa prospettiva che è possibile tracciare una breve descrizione dello spazio nella serie Twin Peaks.
Nell’inizio della prima stagione- su tre totali-, si nota che, di primo acchito, viene posto l’accento sulla natura idilliaca della cittadina: come nella sigla iniziale, il luogo sembra un paradiso terrestre, fresco, a contatto con una natura incontaminata, dove sono possibili incontri ravvicinati con teneri uccellini del sottobosco americano. Eppure, dietro questa apparente serenità, si cela un male indescrivibile e inconoscibile, multiforme e sempre diverso, ma in grado di addentrarsi nelle case di ogni singola famiglia del luogo. Così, da idillio, Twin Peaks diventa un posto al di fuori del mondo: Cooper stesso, lamentandosi della lunga strada che ha dovuto percorrere per raggiungere tale meta, sostiene di non avere mai visto tanti alberi in vita sua; all’ospedale, dopo il ritrovamento di Ronette Pulanski, la giovane ragazza quasi uccisa insieme a Laura, i medici si rammaricano di non possedere neppure gli strumenti per farle una TAC; Albert, un collega di Cooper, offende costantemente i cittadini di Twin Peaks perché a sua detta arretrati; nella terza stagione, Lucy, segretaria nello sceriffo Truman, continua a spaventarsi perché non comprende l’uso dei cellulari: ogni volta che questi entra alla centrale dopo averle parlato al telefono, la donna lancia un urlo di paura, incapace di comprendere la dinamica sottesa alla telefonia mobile. Da questa prima descrizione, Twin Peaks risulta rientrare nel concetto di zona: tale termine, che rimanda all’opera cinematografica di Andrej Tarkovskij, Stalker, indica un luogo circoscritto in cui le consuete leggi spazio-temporali e di causa-effetto vengono meno per colpa dell’influenza di entità ignote. Infatti, lo sceriffo stesso non è in grado di identificare la causa di un male che sente insisto nella cittadina, ma razionalmente inspiegabile: l’unica certezza è la natura proteica di tale essere, che, nello specifico, si colloca nel bosco, suo luogo naturale, per dirla con Aristotele. Il bosco, dunque, è la soglia attraverso cui avviene lo scambio tra il mondo della cittadina e una dimensione altra: la Loggia nera e la Loggia bianca. Si tratta di luoghi oltremondani, come paralleli rispetto al reale, da cui provengono rispettivamente lo spirito malvagio di Bob, affamato di azioni delittuose, e lo spirito di Mike, deciso a fermare il primo. Archetipicamente, il bosco è un cronotopo di ciò che non appartiene alla civiltà ma alla dimensione più irrazionale dell’uomo: similmente, tali enti dalla genesi ignota si palesano proprio nella cittadina circondata da un fitto bosco. Sono, infatti, numerosi gli spostamenti di macchina che mimano il movimento di uno spirito che si addentra nel bosco: il movimento veloce e leggero, come un oggetto volante, avviene sempre in relazione al nome di Bob e poco prima di fatti funesti- come l’uccisione di un’altra giovane donna durante la serie. È nel nono episodio della seconda stagione che questa dinamica si palesa: Mike spiega a Cooper che egli, Bob e il Gigante- altro personaggio dai contorni non meglio definiti- appartengono a una diversa dimensione («la nostra gente») non descritta in modo preciso, dalla quale emergono per arrivare proprio alla cittadina di Twin Peaks.
Il bosco, dunque, è la soglia: un luogo di passaggio, una frontiera, secondo la definizione di Mark Fischer, è la caratteristica prima del weird. Pertanto, non ci stupiamo se ogni vicenda funesta accada proprio nella selva. Anzi, la cittadina stessa è ubicata vicino al confine tra Stati Uniti e Canada: è proprio attraverso il bosco che si raggiunge il One Eyed Jack, un casinò che nasconde un postribolo in cui lavorava pure la giovane diciassettenne assassinata. Il confine tra i due Stati è quindi anche frontiera, zona di scambio tra diverse dimensioni: come il One Eyed Jack sfugge a qualsiasi tipo di controllo per la sua ubicazione geografica, così anche Twin Peaks, in generale, è uno spazio liminale. Inoltre, nell’episodio undici della seconda stagione il maggiore Briggs, abitante di Twin Peaks e membro dell’arma, sparisce esattamente nel bosco: come spiega la moglie, egli era partecipe di una missione militare segreta, la Rosa blu. Il loro scopo è decifrare alcuni segnali provenienti dallo spazio. Eppure, gli ultimi messaggi ricevuti nella stazione militare non sono alieni, perché provengono proprio dal bosco di Twin Peaks: tra queste indicazioni di origine ignota, compare pure il nome di Cooper. Si conferma, così, lo statuto di soglia del paesaggio boschivo della cittadina, in quanto frontiera tra il mondo degli spiriti di Bob, Mike, etc… e la dimensione quotidiana, in una sorta di “explotación apocalíptica del ‘margen’”. Quando il maggiore Briggs ricompare, è marchiato da alcuni segni sul collo, riconosciuti dal personaggio più sui generis della serie, la donna del ceppo, perché simili a quelli che lei ha sulla gamba da quando era bambina. I due, allora, spiegano la loro simile esperienza di sparizione nel bosco, sottolineando che, nonostante siano scomparsi per due giorni, la loro percezione temporale è completamente sfalsata. Raccontano, infatti, non di riuscire a ricordare né per quanto tempo siano stati sequestrati da esseri non identificabili né in che luoghi siano rimasti. Proprio perché il bosco è una zona, gli eletti- cioè coloro che in un qualche modo riescono ad addentrarsi nelle sue pieghe più profonde- sperimentano un totale smarrimento rispetto alle canoniche categorie di spazio, tempo e causalità.
Nella seconda stagione, le indagini sulla missione Rosa blu portano Cooper e i suoi colleghi a individuare una grotta con delle incisioni cifrate: nel diciottesimo episodio della seconda stagione, l’agente speciale, di fronte a tale visione, sente che questa scoperta li porterà “a metà tra il meraviglioso e lo strano”. Si tratta della mappa che conduce ad un punto preciso, nel bosco della cittadina, in cui si attraversa la soglia da un luogo all’altro: si arriva, finalmente, al luogo preciso in cui il bosco si fa soglia tra le due dimensioni. È qui che le coordinate spazio-temporali vengono definitivamente meno perché avviene concretamente il passaggio da una dimensione all’altra.
Maggiore disorientamento si riconoscerà nella terza e ultima stagione. Ma questa è un’altra storia.
Note
- Cfr. FISHER, Mark (2018b): The weird and the eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo, Roma: Minimum fax.
- Cfr. BIZZARRI, Gabriele (2022): El sello del (2)666: orden global y revenants periféricos en Nuestra parte de noche de Mariana Enríquez, Orillas 11, pag. 15
Bibliografia
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Immagine tratta da https://www.hallofseries.com/twin-peaks/twin-peaks-prima-stagione-orrore/

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