inChiostro

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Lo spaesamento del fuorisede

di Manuela Solano

È complesso spiegare l’angoscia che provo nell’osservare un mare che non è il mio, in una città in cui abito da ormai cinque anni, ma che non riesco ancora a definire casa. Nessun dettaglio mi ispira familiarità o affetto. Non ci sono coste frastagliate o spiagge rocciose, non ci sono fichi d’India o alberi d’ulivo; solo una banchina grigia. Il mare, qui, è una superficie piatta, di un azzurro diverso, più spento. È un mare che non accoglie, non avvolge. Come questa città, che non riesce ad abbracciarmi.

Il macchiatone che ho ordinato è ormai freddo e sta iniziando a smontarsi, complice l’eccessiva foga con cui ho mescolato lo zucchero. Potrà sembrare un gesto banale, ma montare il latte è un atto che richiede tecnica, una manualità precisa. Quando ti accorgi di aver sbagliato è già troppo tardi; il grido stridulo della bocchetta del vapore, annegata in una schiuma disomogenea e bollente, ti rinfaccia crudelmente la tua inettitudine. 

Il mio riflesso sul bricco in acciaio, che fino a qualche momento fa ospitava un latte perfettamente schiumato, restituisce una figura che non riconosco. Oggi, come ieri, sento che manca qualcosa. In questo momento potrei essere a casa – quella vera, quella mia – a mille chilometri di distanza; invece, mi trovo seduta al tavolino di un bar dalla tovaglia rossa, in un silenzioso angolo della laguna.

Mentre porto la tazza alle labbra, ripasso mentalmente le ragioni che mi spingono a restare: migliori prospettive lavorative, una sanità che funziona, una prestigiosa università, gli Hugo Spritz a tre euro e cinquanta. Tutti aspetti – soprattutto l’ultimo – di cui sono estremamente grata. Però non bastano le promesse di un futuro migliore, né servizi efficienti, quando rimani ancorato altrove. Vorrei almeno avere la consolazione di un costo medio della vita più basso, ma persino questo “macchiatone in vetro, schiumato a parte” mi è costato troppo e, per di più, lascia un gusto amaro in bocca. 

Forse è solo una questione di tempo. Magari, con gli anni, riuscirò a decifrare ciò che ora mi sfugge, quel filo aggrovigliato che non riesco a districare: la lontananza da casa, lo spaesamento del fuorisede.

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